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5. Il contesto generale dell’immigrazione in Germania

L’immigrazione in Germania ha mostrato un andamento vario caratterizzato da picchi corrispondenti al periodo del miracolo economico, alla caduta della cortina di ferro e all’ultima crisi economica. I movimenti migratori delle diverse comunità avvengono in maniera sfasata e, per certi versi in modo concorrenziale. L’aspetto positivo è che la maggiore mobilità corrisponde anche a una maggiore apertura della società.

In questo intervento si vuole dare un breve quadro generale del fenomeno dell’emigrazione in Germania a partire dal secondo dopoguerra in modo da permettere una migliore comprensione dell’emigrazione italiana in un contesto più ampio.

Il grafico 5.1 mostra l’andamento migratorio in Germania a partire dal 1950. Si possono distinguere quattro periodi principali facendo riferimento alla scheda della crescita del prodotto interno lordo. Il primo coincide con il periodo del miracolo economico che, superata la caduta della congiuntura economica a metà degli anni sessanta, termina all’inizio degli anni settanta con il primo shock petrolifero (novembre 1973). Questo è il periodo del ricorso alla manodopera straniera nelle fabbriche al fine di ovviare a una penuria di risorse umane e quindi, con l’eccezione della detta caduta a metà degli anni sessanta, di progressivo aumento dell’imigrazione. Il secondo periodo, caratterizzato da un andamento economico più incerto caratterizzato da una “ Stagflation ” intermittente, copre quasi venti anni fino alla caduta della cortina di ferro che aprí le porte a un’ondata di immigrazione dall’est europeo in coincidenza con l’unificazione tedesca. Il periodo seguente, il terzo, fu caratterizzato da forti scompensi nell’economia causati anche da impegni finanziari crescenti per lo stato tedesco in dipendenza della ricostruzione nelle regioni dell’ex-DDR. La bassa crescita economica ridusse la forza d’attrazione della Germania che vide un riflusso parziale verso i paesi di origine delle comunità straniere (vedi anche grafico 5.3). Il quarto periodo si è aperto con la recente crisi economica cominciata alla fine del 2007. Tale periodo è caratterizzato da un ritorno vivace dell’immigrazione sostenuto fondamentalmente dal differenziale di crescita economica tra la Germania e altri paesi europei più che dal tasso di crescita tedesco in sé che permane su livelli modesti.

È significativo osservare che l’aumento del flusso migratorio del quarto periodo avviene in controtendenza, ovvero in una situazione di quasi stagnazione economica al contrario di quanto avvenuto nei periodi precedenti. Ciò induce a pensare che siano stati il differenziale di crescita, malgrado la modestia della “performance” economica del “primo della classe”, e il deciso peggioramento della situazione sociale nei paesi più deboli a causare l’impennata dei flussi migratori.

Grafico.5.1. Movimenti migratori in Germania a confronto con lo sviluppo del PIL.Fonte: Destatis – PIL calcolato a prezzi costantiFonte: Destatis – PIL calcolato a prezzi costanti

Il grafico 5.2 mostra i saldi migratori di tre delle maggiori comunità estere in Germania, ovvero di quella turca, polacca e italiana. Come si può agevolmente constatare, la scomposizione nei movimenti di singole comunità mette in luce come il movimento globale sia la somma di onde di immigrazione sfasate nel tempo, ove la sfasatura dipende principalmente dalla situazione economica del paese di origine, che appare quindi essere il primo vero motore dei movimenti migratori. All’onda dell’immigrazione italiana che si calma progressivamente a partire dalla metà degli anni sessanta in corrispondenza del maggiore benessere raggiunto in quell’epoca dal nostro paese seguono quelle ancora più robuste dalla Turchia, a partire degli anni settanta, e dalla Polonia. L’impennata della curva del saldo migratorio dalla Polonia rende plasticamente l’effetto causato dalla disintegrazione del blocco sovietico alla fine degli anni ottanta. Anche la comunità turca, come quella italiana in precedenza, mostra una evidente riduzione della dinamica nel tempo del flusso migratorio da mettere in relazione con le migliorate condizioni economiche del paese di origine.

Occorre infine osservare che si può immaginare un certo effetto di sostituzione tra i vari flussi in ragione del costo relativo della manodopera quale fattore che contribuisce allo sfasamento temporale a cui si accenna sopra.

Grafico.5.2. Saldo migratorio delle comunità estere più rappresentative in Germania.Fonte: Destatis, 2014.Fonte: Destatis, 2014.

L’andamento relativo alle singole comunità può essere classificato, sulla base dei dati quantitativi statistici, secondo una tipologia che distingue tra le seguenti origini:

– Paesi europei  di vecchia immigrazione (paesi mediterranei, in prima linea)
– Paesi di immigrazione più recente (Asia minore ed est europeo)
– Paesi di immigrazione di “occasione” (altri paesi di lingua tedesca, nord Europa)

Grafico.5.3. Comunità originarie di paesi mediterranei.Fonte: Destatis, 2014.Fonte: Destatis, 2014.

L’andamento delle curve dei paesi mediterranei presenta caratteristiche comuni, tra cui il raggiungimento di un plateau all’inizio degli anni settanta a cui fa seguito un periodo altalenante con l’eccezione della Spagna che mostra uno sviluppo chiaramente riflessivo fino all’inizio della presente crisi economica. Occorre inoltre tenere conto, in particolare per l’Italia e la Grecia, di una correzione negativa dei dati nel 2004 a seguito del censimento condotto nel 2001. È bene anche ricordare la sottostima, nelle statistiche federali di Destatis, della recente ripresa dell’immigrazione da paesi EU per le ragioni esposte nell’intervento 3 che tratta dei processi di registrazione dei dati statistici.

Grafico.5.4. Comunità originarie di paesi dell’est europeo e della Turchia.Fonte: Destatis, 2014.

Fonte: Destatis, 2014.

Il quadro del secondo gruppo presenta uno sviluppo fondamentalmente differente a quello del primo. Mentre le curve dei paesi dell’ex-blocco sovietico mostrano un andamento simile e sostanzialmente progressivo con un’accelerazione negli ultimi cinque anni, la Turchia e la ex-Jugoslavia seguono un’evoluzione difforme. Mentre la comunità turca fa vedere, dopo un lungo periodo di crescita sostanzialmente costante, una sensibile riduzione lineare a partire dalla fine degli anni novanta , i dati dei paesi ex jugoslavi recano l’impronta puntuale di traumi quale lo smembramento dello stato centrale.

Grafico.5.5. Comunità originarie di paesi del nord Europa e paesi di lingua tedesca.Fonte: Destatis, 2014.Fonte: Destatis, 2014.

L’andamento generalmente positivo delle curve relative al terzo gruppo di paesi sembra suggerire una spiegazione legata a un incremento generale della mobilità in seguito all’apertura progressiva delle società europee al contributo di risorse umane da altri paesi. L’emigrato non fuggirebbe da una situazione difficile nel proprio paese, come è il caso prevalente dei primi due gruppi, ma perseguirebbe in generale opportunità più favorevoli per il proprio futuro.

Non sarebbe quindi un caso che anche il saldo migratorio in Germania della popolazione di cittadinanza tedesca sia negativo. Secondo le statistiche di Destatis, nel periodo 2008-2013 circa 880mila persone hanno lasciato la Germania, ovvero circa 197mila persone (pari al 22%) in più di quelle che vi hanno fatto ritorno. Pur tenendo conto che una parte dei movimenti migratori si riferiscono a tedeschi con Migrationshintergrund (con “componente migratoria”; tale gruppo include anche le persone che hanno acquisito la cittadinanza tedesca, sovente quale doppia cittadinanza) il riferimento a una maggiore apertura e permeabilità della società appare, in attesa di migliore riscontro, una spiegazione plausibile.

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4. La distribuzione diseguale dell’emigrazione italiana verso la Germania

I dati statistici mostrano una ripartizione differenziata della popolazione italiana a seconda della regione tedesca, con prevalenza di quelle meridionali e di quelle a maggiore attività industriale. Tale ripartizione rimane relativamente costante nel tempo – sia nella fase di riflusso della popolazione italiana fino al 2009-10 sia nel periodo successivo di rinnovata espansione.

Nei primi due interventi abbiamo esaminato i dati dell’emigrazione italiana vista nella sua globalità e in relazione alla Germania quale sua destinazione. In questo quarto intervento intendiamo mostrare come l’emigrazione italiana si sia ripartita sul suolo tedesco e, in particolare, come l’ultima ondata che ha avuto inizio con la recente crisi economica si sia sovrapposta all’emigrazione di vecchia data risalente al periodo del dopoguerra fino agli anni settanta senza peraltro cambiarne sostanzialmente la distribuzione geografica, almeno fino ad oggi.

Non è facile usare le varie fonti statistiche disponibili. Come spiegato nell’intervento precedente, esistono forti discordanze tra i dati forniti dalle fonti federali e dei Länder da una parte e quelli dei comuni dall’altra (Grafico 4.1). È possibile tuttavia ricavare, malgrado i problemi e tenendo presente la crescente sottostima dei dati federali sugli immigrati a partire dall’inizio della crisi economica, un quadro abbastanza preciso delle dinamiche.

Grafico 4.1. Divergenza percentuale tra i dati dell’Ufficio statistico di Berlino (locali) e di Destatis (federali) relativi alla popolazione di Berlino

Fonti: Destatis, Amt für Statistik für Berlin-Brandenburg, 2014

Quale conseguenza del carattere fortemente decentrato, rispetto ad altri paesi come la Grecia e anche l’Italia, della ripartizione geografica della popolazione in Germania la nostra emigrazione si è distribuita con andamento inversamente decrescente rispetto alla lontananza dal luogo di origine. Quasi metà degli emigrati italiani vive nella parte sud-occidentale (Baviera e Baden-Württemberg), mentre i Länder (cfr. mappa a fondo pagina) nord-occidentali ospitano meno del 10% del loro totale. I Länder della ex Germania Democratica, isolati quasi ermeticamente dalla cortina di ferro negli anni del boom dell’emigrazione italiana del dopoguerra, mostrano al termine del 2012 una quota tuttora trascurabile, poco più dell’1%, molto al di sotto di quella relativa alla popolazione locale sul totale tedesco pari al 16% circa.

Un’altra chiave di lettura viene data dall’attrazione esercitata dalle zone industriali. Qui va, ad esempio, probabilmente ricercata la spiegazione della maggiore presenza degli emigrati italiani nel Baden-Württemberg, caratterizzata anche da una forte presenza tradizionale di piccole e medie imprese, rispetto alla Baviera: 1,5% del totale della popolazione locale rispetto allo 0,6% . Tale fattore contribuisce anche a spiegare perché ben l’81% degli italiani in Germania risiedesse alla fine del 2012 in quattro Länder (Baden-Württemberg, Baviera, Nordrhein-Westphalen e Assia) contro il 58% della popolazione tedesca.

La distribuzione della popolazione globale e italiana alla fine del 2012 è mostrata nella seguente tabella 4.1 con un confronto rispetto al 1998 e al 2010. Poiché solo Destatis fornisce dati completi per Land, l’analisi è condotta su tale base.

Tab.4.1 La distribuzione della popolazione globale e italiana alla fine del 2012 .

Fonte: Destatis, 2014
Fonte: Destatis, 2014

Nell’ultimo quindicennio si sono verificate alcune modificazioni del quadro che possono essere così descritte brevemente:

  • Un primo periodo dal 1998 al 2010 vede la forte riduzione della popolazione italiana in tutti i Länder  con la notevole eccezione di Berlino, ove la popolazione cresce quasi del 30%, partendo peraltro da un livello relativamente basso. La popolazione italiana residente in Germania passava, secondo le statistiche di Destatis, da 612mila a 518mila unità a fronte di un andamento pressoché costante della popolazione globale. Tenendo conto di una correzione statistica negativa effettuata nei dati Destatis del 2004 relativamente ai residenti italiani in Germania (grafico 2.1, intervento 2) stimabile nell’ordine di circa 45mila persone, il numero dei residenti italiani in Germania mostrava nel 2010 una riduzione di quasi il 9% rispetto al 1998 (15% circa senza tenere conto della correzione).
  • Un secondo periodo a partire del 2010 durante il quale, come già osservato negli interventi precedenti, la tendenza per la popolazione italiana si inverte e la popolazione torna a crescere, mentre la popolazione globale continua a diminuire, seppure più lentamente grazie al contributo dell’immigrazione non italiana. Come descritto nella nota 1, occorre tenere conto di una probabile sottovalutazione della crescita nelle statistiche di Destatis di questo decennio. Tale effetto però è difficilmente stimabile sulla base delle informazioni attuali in nostro possesso .
  • La distribuzione tra i Länder della popolazione italiana mostra modifiche marginali nell’ultimo quindicennio, con l’eccezione di Berlino, ove i residenti italiani aumentano del 31% (il dato dell’Ufficio dell’anagrafe è considerevolmente più alto: + 53%; + 76% al 31.12.2013). La presenza italiana a Berlino rimane tuttavia ancora notevolmente inferiore sia in termini percentuali sul totale della popolazione sia in termini assoluti rispetto alle zone con forte presenza industriale (Baden-Württemberg e Nordrhein-Westfahlen).
  • Lla perdita di abitanti nei nuovi Bundesländer subisce un’accelerazione nel periodo considerato (depurati dei dati di Berlino). A fronte di una riduzione totale del 3,9% nel periodo 1991-1998, corrispondente a un tasso annuo negativo dello 0,49%, il periodo 1998-2010 mostra un’ulteriore riduzione dell’8,2%, corrispondente a un tasso annuo negativo dello 0.79% che sale all’1,3% negli anni 2010-2012.

I dati delle dieci maggiori città tedesche (tabella 4.2) mostrano valori percentuali prossimi a quelli dei rispettivi Länder. Questo fatto può essere considerato  una conseguenza anch’esso della struttura geograficamente decentrata della Germania.

Tab.4.2 Confronto popolazione locale e popolazione italiana nelle dieci maggiori città – dati al 31.12.2013.

Fonte: Rielaborazione propria su dati AMT dei Länder
Fonte: Rielaborazione propria su dati AMT dei Länder

Nel prossimo intervento cercheremo di confrontare brevemente la nostra emigrazione con quella di altri paesi, prima di dedicare l’attenzione al nostro obiettivo principale, Berlino.

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Carta geografica dei Länder tedeschi

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2. L’emigrazione italiana verso la Germania: una nuova fase?

Dopo un lungo periodo di riflusso e di invecchiamento della comunità italiana residente in Germania che è seguito all’esodo dei Gastarbeiter negli anni ’50-’60 e a partire dall’inizio della recente crisi economica, una nuova fase sembra aprirsi. I dati statistici suggeriscono da soli che il nuovo trend sia destinato a durare. 

Esistono discordanze tra le fonti statistiche da cui attingere dati e informazioni sull’emigrazione italiana verso la Germania. Ogni fonte presenta purtroppo aspetti critici che è bene segnalare. I dati a livello nazionale dell’Aire e di Destatis mostrano infatti un andamento fortemente divergente negli ultimi anni sulla base dei dati pubblici ottenibili sui rispettivi siti Internet e riportati nel grafico 2.1. L’andamento di Destatis è sostanzialmente riflessivo  – con una correzione statistica evidente nel 2004 – e con una ripresa solo negli ultimi due anni, mentre l’Aire mostra un aumento quasi costante.

Grafico 2.1. Cittadini italiani residenti in Germania    (dati in migliaia).

Fonte: Rielaborazione dai Destatis e Aire, 2014
Fonte: Rielaborazione dai Destatis e Aire, 2014

Mentre i dati Aire presentano in generale incrementi non compatibili e in palese eccesso rispetto ai flussi migratori prodotti dalla stessa Anagrafe (incremento della popolazione italiana all’estero nel periodo 2006-12: 793mila, ovvero più di otto volte il saldo migratorio cumulato negli stessi anni pari a 94mila persone – grafico 1.1 nella precedente sezione), i dati Destatis sono fortemente in difetto rispetto a quelli forniti dagli uffici statistici dei Länder che si basano sulle anagrafi comunali. Stante la scarsa trasparenza delle fonti del Registro centrale degli stranieri, che è la fonte principale delle statistiche di Destatis, è difficile esprimere un giudizio definitivo sulla base delle sole evidenze rese pubbliche1. In ogni caso salta agli occhi l’andamento molto diverso delle due serie di dati.

Malgrado le incertezze sulla qualità dei dati, e considerando che l’accelerazione delle divergenze si è verificata in coincidenza della recente crisi economica, è tuttavia interessante mostrare l’andamento del flusso migratorio di lungo termine con l’Italia fornito dai dati Destatis (Grafico 2.1). A parte una probabile sottostima del flusso nell’ultimo quinquennio delle rilevazioni disponibili, le curve dovrebbero mostrare in modo sufficientemente attendibile l’evoluzione che ha portato a una progressiva riduzione delle migrazioni in entrambi i sensi. Considerando il carattere anticipatore del flusso di emigrazione verso la Germania rispetto a quello di immigrazione, si notano, anche qui con qualche differimento temporale, accelerazioni nei periodi di maggiore difficoltà del sistema economico italiano (due per l’esattezza) in un quadro tuttavia di tendenza chiaramente riflessivo. Tenendo conto della probabile sottostima dei valori di flusso nel periodo terminale della curva e del suo andamento continuo e progressivo nel tempo a partire del 2007, ci si deve porre il quesito se la recente impennata non rappresenti una rottura del trend precedente che lascia prevedere un ulteriore incremento del movimento migratorio negativo verso la Germania.

Grafico 2.2.Flussi migratori per la Germania dall’Italia 1974-2012

Fonte: Rielaborazione dati Destatis, 2014
Fonte: Rielaborazione dati Destatis, 2014

I dati relativi ai movimenti di persone di cittadinanza italiana da e per la Germania (Grafico 2.3) confermano, nel periodo purtroppo ridotto di osservazione, la lettura fornita dal movimento migratorio tra la Germania e l’Italia che include anche gli stranieri (grafico 2.2). La previsione, sulla base della conformazione della curva delle immigrazioni in Germania tuttora convessa dopo cinque anni dall’inizio del trend positivo e in considerazione dell’andamento fondamentalmente opposto delle curve di immigrazione e di immigrazione con l’eccezione dell’ultimo anno, è per una sua continuazione.

Grafico 2.3. Flussi migratori di Italiani da e per la Germania, serie storica.

Fonte: Rielaborazione dati Destatis, 2014
Fonte: Rielaborazione dati Destatis, 2014

A causa del fatto che l’emigrazione italiana verso la Germania è prevalentemente di vecchia data (come mostra anche il grafico 2.2) e del rigiro modesto della popolazione italiana in Germania – il rapporto tra i flussi del movimento e il numero degli Italiani residenti non supera il 5%, con l’eccezione del 2013 nel grafico 2.3 – si assiste a un progressivo e considerevole allungamento nel tempo della residenza media degli abitanti di cittadinanza italiana in Germania (grafico 2.4): da 19,5 anni nel 1998 a 28,7 anni nel 2012 nei Länder occidentali(5). Tali valori sono largamente i più elevati tra i residenti di cittadinanza EU, avendo superato nella seconda metà dello scorso decennio anche i valori relativi ai cittadini spagnoli.

Grafico2.4. Permanenza media dei residenti Italiani in Germania, serie storica.

Fonte: Rielaborazione dati Destatis, 2014
Fonte: Rielaborazione dati Destatis, 2014

L’età media dei residenti italiani va ovviamente di pari passo con il periodo di residenza medio, come mostra il grafico 2.5. Nei Länder occidentali l’età media ha raggiunto oggi il livello dell’intera popolazione tedesca (circa 44 anni rispetto a 40 e mezzo circa alla fine del 1998). Per le considerazioni avanzate precedentemente, è probabile che il rallentamento della crescita dell’età media sia sottostimata nel periodo terminale dell’osservazione.

Grafico2.5 Età media dei residenti italiani in Germania, serie storica.

Fonte: Rielaborazione dati Destatis, 2014
Fonte: Rielaborazione dati Destatis, 2014

Nel prossimo intervento si cercherà di esaminare le diverse regole di registrazione in Germania e in Italia della popolazione residente. Tali differenze contribuiscono in maniera sensibile alle difformità dei dati statistici.

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