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8. Il contesto dell’immigrazione a Berlino: una città in crescita con opportunità crescenti per la persona qualificata.


Nel lungo processo di trasformazione iniziato al tempo dell’unificazione della Germania, Berlino ha modificato progressivamente la sua offerta di lavoro. Favorita da condizioni economiche propizie anche in termini di costi operativi per le imprese e da un costo della vita contenuto, la città ha potuto offrire un terreno adatto per nuove iniziative economiche e attrarre così in modo crescente persone dall’estero e dalla Germania stessa.

Nell’intervento precedente abbiamo mostrato come la creazione di nuove attività nel settore terziario, unitamente alla rielezione di Berlino a capitale di una Germania riunificata, abbia rappresentato la condizione principale per la sua rinascita economica. In questo intervento si cerca di specificare meglio i fattori che l’hanno favorita e, con essa, l’inversione del trend migratorio. L’attenzione è qui rivolta agli aspetti prevalentemente socio-economici. Altri fattori che non vengono qui considerati, quali l’offerta culturale e del tempo libero, in cui Berlino si distingue in modo particolare, nonché un’avvertibile tolleranza per la diversità, esercitano naturalmente una notevole importanza.

L’aumento dell’offerta di lavoro a partire dalla metà del decennio scorso è stato il motore più importante dell’immigrazione a Berlino, sia dall’estero sia dalla Germania stessa. Non solo, come mostra la tabella seguente (Tabella 8.1), il numero degli occupati è sensibilmente aumentato dall’inizio della ripresa economica di Berlino (+16% circa nell’ultimo quindicennio) permettendo un sostanziale “rientro” del tasso di disoccupazione che permane tuttavia su un livello tuttora elevato rispetto al resto della Germania e oltre al 10%, ma anche la quota della popolazione attiva ha subito un deciso incremento dal 65% nel 2003 al 74% nel 2013.

GRAFICO 8.1: Evoluzione della popolazione attiva e dell’occupazione a Berlino

Fonte: Destatis, Ufficio statistico di Berlino-Brandeburgo

Tra i fattori importanti che hanno favorito il rinascere dell’attività economica a Berlino sono la buona infrastruttura, tra cui una rete di trasporti pubblici capillare, e costi operativi per le imprese inferiori in genere non solo alla media nazionale ma soprattutto, in un confronto più omogeneo e indicativo, a quello delle altre città tedesche maggiori. La struttura favorevole dei costi ha funzionato da catalizzatore di nuove iniziative imprenditoriali.

La Tabella 8.1 mostra dati relativi al costo orario del lavoro in settori economici, scelti per la loro importanza per l’economia berlinese, in un confronto con la Germania e gli altri Länder-città, Amburgo e Brema. Sebbene un’indagine molto più approfondita e superiore allo scopo di questa serie di brevi articoli sarebbe necessaria per evidenziare in modo esauriente quanto qui si sostiene, i dati della Tabella 8.1 presentano un quadro abbastanza eloquente. Anche una città caratterizzata da uno sviluppo economico modesto quale Brema mostra costi del lavoro chiaramente superiori a quelli di Berlino, con qualche isolata eccezione legata a settori ove la capitale eccelle, come ad esempio quello dell’informazione e della comunicazione. Nei confronti, invece, di una città economicamente più dinamica come Amburgo la differenza dei costi raggiunge e supera in molti casi il 30%, in particolare nel segmento delle piccole imprese che impiegano tra i 10 e i 49 addetti.

TABELLA 8.1: Costo del lavoro orario

Fonte: Destatis

Avendo perso quasi integralmente, con l’ultimo conflitto e la successiva divisione del paese in due zone, la presenza delle grandi imprese industriali e finanziarie e quindi buona parte del proprio tessuto produttivo, Berlino difficilmente avrebbe potuto contare, una volta riunito il paese,  su di un ritorno massiccio del grande capitale.

Una conferma indiretta che siano le piccole e medie imprese, a parte settori pubblici o semi-pubblici quali l’istruzione e la sanità, ad aver contribuito in forte misura all’aumento dell’occupazione è dato dall’aumento del numero delle società. Come la Tabella 8.2 mostra, nei cinque anni dal 2006 al 2011 queste sono aumentate del 10% circa contro valori vicini al 2,5% nel resto della Germania, ovvero del 3% circa all’anno tranne nel periodo di stagnazione dei due anni di crisi economica acuta 2009-2010. Berlino, che ha potuto anche beneficiare di una politica economica locale favorevole attraverso l’impegno di strutture finanziarie dedicate,  ha contribuito per ben il 16%, ovvero in misura pari a quattro volte la sua incidenza in termini di popolazione, all’incremento totale del numero in Germania delle imprese nel periodo considerato. È interessante notare che l’aumento del numero delle imprese registrate a Berlino riguarda quasi esclusivamente il settore dei servizi, ammontando quello relativo all’industria a solo a cinque unità su un totale di più di 15mila.

TABELLA 8.2: Numero di imprese registrate
Fonte: Destatis

La statistica degli occupati mostra l’evoluzione verso la terziarizzazione in modo ancora più evidente di quella relativa al valore aggiunto (vedi Tabelle 7.1 e 7.2 in un precedente intervento). Gli addetti del settore “industria” scendono in percentuale dal 27% all’inizio del periodo di osservazione al 12,5% nel 2012. Differenti movimenti di prezzo e della produttività nei vari settori economici danno un quadro leggermente modificato rispetto alla statistica del valore aggiunto. Permane tuttavia l’informazione che principalmente i settori dei servizi relativi al turismo e ristorazione, informazione e comunicazione, servizi e consulenza a società nonché quelli relativi alla salute e all’arte e spettacolo hanno assorbito l’incremento dell’occupazione nel periodo 2008-2012 (ovvero il 70% circa). Interessante è anche notare il forte aumento degli occupati autonomi, in parallelo all’espansione del settore terziario. Altri fattori possono però qui incidere tra cui la disoccupazione mascherata, soprattutto nel periodo immediatamente successivo all’unificazione allorché il tasso di crescita degli occupati autonomi fu particolarmente sostenuto.

TABELLA 8.3: Addetti in migliaia dei vari settori economici a Berlino

Fonte: Ufficio statistico di Berlino-Brandeburgo

Guardando invece le vicende berlinesi dall’altra parte, ovvero con l’occhio di chi vi immigra o di chi già vi abita, occorre infine osservare che il ridotto livello del costo della vita a Berlino rispetto ad altre maggiori città tedesche sembra aver rappresentato un importante fattore di richiamo dell’immigrazione. Berlino rappresenta singolarmente una capitale “a buon mercato” nel contesto europeo, almeno per ora e per qualche tempo ancora.

Contrariamente a quanto si potrebbe supporre, è purtroppo difficile trovare dati che permettano un confronto diretto del costo della vita tra i vari centri urbani tedeschi, fornendo gli uffici statistici federali e locali quasi unicamente indici temporali tra loro non confrontabili. Facendo di necessità virtù e ricorrendo ai dati di Unicum.de quale indicazione per la popolazione intera dei consumatori, la Tabella 8.3 mostra un confronto delle stime dei costi medi che uno studente universitario mensilmente sostiene nelle principali città universitarie tedesche. Come si vede, Berlino si pone alla fine della scala tra le città più grandi, occupando solo il 53 posto tra le città più care.

 TABELLA 8.3:  Stima della spesa mensile per uno studente universitario – anno 2014

Fonte: Unicum.de

La situazione tuttavia è in fase di cambiamento progressivo , portando la crescita economica di Berlino anche una maggiore inflazione rispetto al paese come mostra la seguente Tabella 8.4.

TABELLA 8.4: Confronto del tasso di inflazione – prezzi al consumo

Fonte: Destatis, Ufficio statistico di Berlino-Brandeburgo

Un fattore importante che contribuisce ad aumentare il tasso di inflazione berlinese è rappresentato dal costo della locazione degli appartamenti, come mostra la Tabella seguente ove, per evidenziare meglio il fenomeno, si fa riferimento ad appartamenti di media dimensione e di nuova locazione, non tenendo conto quindi degli appartamenti già locati in considerazione della maggiore vischiosità del loro canone. Anche qui il costo a Berlino è inferiore che altrove, ma le differenze si riducono progressivamente. Stante l’insufficiente attività costruttiva rispetto all’aumento della domanda, è anche bene ricordare che anche i prezzi di acquisto degli immobili a fini abitativi sono a Berlino fortemente in aumento.

TABELLA 8.5: Costo per metro quadro dell’affitto di un appartamento di 100 m2 – nuova locazione

Fonte: wohnungsboerse.net

Vi sono infine altri elementi che compongono l’immigrazione a Berlino e tra questi uno importante è l’arrivo di studenti in cerca di miglioramento del proprio curriculum di studio. Cercheremo di analizzare questo aspetto, che esula fondamentalmente dal presente tema, in un altro intervento.

Dai dati statistici e dalle considerazioni sopra esposte si può concludere che una città come Berlino offra opportunità sempre più ridotte rispetto al passato a chi ha una scarsa qualifica professionale. Sebbene sbocchi tradizionali che non richiedono particolare specializzazione siano ancora riscontrabili nella ristorazione, l’edilizia e la distribuzione al dettaglio,  Berlino, come il resto della Germania, cercherà sempre di più un’immigrazione qualificata che sia da sostegno al suo sviluppo economico e sociale, compensando una mancanza crescente, dovuta a ragioni prevalentemente demografiche, di tecnici e professionisti.

La Redazione

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5. Il contesto generale dell’immigrazione in Germania

L’immigrazione in Germania ha mostrato un andamento vario caratterizzato da picchi corrispondenti al periodo del miracolo economico, alla caduta della cortina di ferro e all’ultima crisi economica. I movimenti migratori delle diverse comunità avvengono in maniera sfasata e, per certi versi in modo concorrenziale. L’aspetto positivo è che la maggiore mobilità corrisponde anche a una maggiore apertura della società.

In questo intervento si vuole dare un breve quadro generale del fenomeno dell’emigrazione in Germania a partire dal secondo dopoguerra in modo da permettere una migliore comprensione dell’emigrazione italiana in un contesto più ampio.

Il grafico 5.1 mostra l’andamento migratorio in Germania a partire dal 1950. Si possono distinguere quattro periodi principali facendo riferimento alla scheda della crescita del prodotto interno lordo. Il primo coincide con il periodo del miracolo economico che, superata la caduta della congiuntura economica a metà degli anni sessanta, termina all’inizio degli anni settanta con il primo shock petrolifero (novembre 1973). Questo è il periodo del ricorso alla manodopera straniera nelle fabbriche al fine di ovviare a una penuria di risorse umane e quindi, con l’eccezione della detta caduta a metà degli anni sessanta, di progressivo aumento dell’imigrazione. Il secondo periodo, caratterizzato da un andamento economico più incerto caratterizzato da una “ Stagflation ” intermittente, copre quasi venti anni fino alla caduta della cortina di ferro che aprí le porte a un’ondata di immigrazione dall’est europeo in coincidenza con l’unificazione tedesca. Il periodo seguente, il terzo, fu caratterizzato da forti scompensi nell’economia causati anche da impegni finanziari crescenti per lo stato tedesco in dipendenza della ricostruzione nelle regioni dell’ex-DDR. La bassa crescita economica ridusse la forza d’attrazione della Germania che vide un riflusso parziale verso i paesi di origine delle comunità straniere (vedi anche grafico 5.3). Il quarto periodo si è aperto con la recente crisi economica cominciata alla fine del 2007. Tale periodo è caratterizzato da un ritorno vivace dell’immigrazione sostenuto fondamentalmente dal differenziale di crescita economica tra la Germania e altri paesi europei più che dal tasso di crescita tedesco in sé che permane su livelli modesti.

È significativo osservare che l’aumento del flusso migratorio del quarto periodo avviene in controtendenza, ovvero in una situazione di quasi stagnazione economica al contrario di quanto avvenuto nei periodi precedenti. Ciò induce a pensare che siano stati il differenziale di crescita, malgrado la modestia della “performance” economica del “primo della classe”, e il deciso peggioramento della situazione sociale nei paesi più deboli a causare l’impennata dei flussi migratori.

Grafico.5.1. Movimenti migratori in Germania a confronto con lo sviluppo del PIL.Fonte: Destatis – PIL calcolato a prezzi costantiFonte: Destatis – PIL calcolato a prezzi costanti

Il grafico 5.2 mostra i saldi migratori di tre delle maggiori comunità estere in Germania, ovvero di quella turca, polacca e italiana. Come si può agevolmente constatare, la scomposizione nei movimenti di singole comunità mette in luce come il movimento globale sia la somma di onde di immigrazione sfasate nel tempo, ove la sfasatura dipende principalmente dalla situazione economica del paese di origine, che appare quindi essere il primo vero motore dei movimenti migratori. All’onda dell’immigrazione italiana che si calma progressivamente a partire dalla metà degli anni sessanta in corrispondenza del maggiore benessere raggiunto in quell’epoca dal nostro paese seguono quelle ancora più robuste dalla Turchia, a partire degli anni settanta, e dalla Polonia. L’impennata della curva del saldo migratorio dalla Polonia rende plasticamente l’effetto causato dalla disintegrazione del blocco sovietico alla fine degli anni ottanta. Anche la comunità turca, come quella italiana in precedenza, mostra una evidente riduzione della dinamica nel tempo del flusso migratorio da mettere in relazione con le migliorate condizioni economiche del paese di origine.

Occorre infine osservare che si può immaginare un certo effetto di sostituzione tra i vari flussi in ragione del costo relativo della manodopera quale fattore che contribuisce allo sfasamento temporale a cui si accenna sopra.

Grafico.5.2. Saldo migratorio delle comunità estere più rappresentative in Germania.Fonte: Destatis, 2014.Fonte: Destatis, 2014.

L’andamento relativo alle singole comunità può essere classificato, sulla base dei dati quantitativi statistici, secondo una tipologia che distingue tra le seguenti origini:

– Paesi europei  di vecchia immigrazione (paesi mediterranei, in prima linea)
– Paesi di immigrazione più recente (Asia minore ed est europeo)
– Paesi di immigrazione di “occasione” (altri paesi di lingua tedesca, nord Europa)

Grafico.5.3. Comunità originarie di paesi mediterranei.Fonte: Destatis, 2014.Fonte: Destatis, 2014.

L’andamento delle curve dei paesi mediterranei presenta caratteristiche comuni, tra cui il raggiungimento di un plateau all’inizio degli anni settanta a cui fa seguito un periodo altalenante con l’eccezione della Spagna che mostra uno sviluppo chiaramente riflessivo fino all’inizio della presente crisi economica. Occorre inoltre tenere conto, in particolare per l’Italia e la Grecia, di una correzione negativa dei dati nel 2004 a seguito del censimento condotto nel 2001. È bene anche ricordare la sottostima, nelle statistiche federali di Destatis, della recente ripresa dell’immigrazione da paesi EU per le ragioni esposte nell’intervento 3 che tratta dei processi di registrazione dei dati statistici.

Grafico.5.4. Comunità originarie di paesi dell’est europeo e della Turchia.Fonte: Destatis, 2014.

Fonte: Destatis, 2014.

Il quadro del secondo gruppo presenta uno sviluppo fondamentalmente differente a quello del primo. Mentre le curve dei paesi dell’ex-blocco sovietico mostrano un andamento simile e sostanzialmente progressivo con un’accelerazione negli ultimi cinque anni, la Turchia e la ex-Jugoslavia seguono un’evoluzione difforme. Mentre la comunità turca fa vedere, dopo un lungo periodo di crescita sostanzialmente costante, una sensibile riduzione lineare a partire dalla fine degli anni novanta , i dati dei paesi ex jugoslavi recano l’impronta puntuale di traumi quale lo smembramento dello stato centrale.

Grafico.5.5. Comunità originarie di paesi del nord Europa e paesi di lingua tedesca.Fonte: Destatis, 2014.Fonte: Destatis, 2014.

L’andamento generalmente positivo delle curve relative al terzo gruppo di paesi sembra suggerire una spiegazione legata a un incremento generale della mobilità in seguito all’apertura progressiva delle società europee al contributo di risorse umane da altri paesi. L’emigrato non fuggirebbe da una situazione difficile nel proprio paese, come è il caso prevalente dei primi due gruppi, ma perseguirebbe in generale opportunità più favorevoli per il proprio futuro.

Non sarebbe quindi un caso che anche il saldo migratorio in Germania della popolazione di cittadinanza tedesca sia negativo. Secondo le statistiche di Destatis, nel periodo 2008-2013 circa 880mila persone hanno lasciato la Germania, ovvero circa 197mila persone (pari al 22%) in più di quelle che vi hanno fatto ritorno. Pur tenendo conto che una parte dei movimenti migratori si riferiscono a tedeschi con Migrationshintergrund (con “componente migratoria”; tale gruppo include anche le persone che hanno acquisito la cittadinanza tedesca, sovente quale doppia cittadinanza) il riferimento a una maggiore apertura e permeabilità della società appare, in attesa di migliore riscontro, una spiegazione plausibile.

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3. Le regole di registrazione presso le anagrafi e il trattamento dei dati in Germania e in Italia: fonti di divergenze tra le statistiche

I dati statistici forniti dalle varie fonti in Italia e Germania presentano notevoli differenze che divengono particolarmente sensibili in situazioni di maggiore mobilità delle persone. Alla base di tali differenze sono, tra l’altro, i diversi criteri di raccolta dei dati e del loro utilizzo. Le differenze sono però di difficile lettura. 

Il fatto che differenti fonti siano utilizzate per la raccolta dei dati relativi ai movimenti demografici senza che avvenga, apparentemente, una quadratura e che si utilizzino sovente criteri differenti fanno si che nascano divergenze tra i dati, sovente considerevoli. Desideriamo esporre qui brevemente le differenze a nostro avviso più importanti tra le varie statistiche.

Cominciamo con la Germania. Per il residente esiste l’obbligo generale di segnalare presso l’anagrafe competente (“Meldebehörde”) la propria residenza in un appartamento entro, a  seconda del Land, una o due settimane dalla sua presa di possesso. Poiché è permesso in Germania mantenere più di una residenza, chi si registra deve specificare quale abitazione sia la principale nel caso di utilizzo di più abitazioni. Per una seconda abitazione, però, si è esenti dalla registrazione se il periodo di utilizzo non supera una durata di sei mesi – due mesi se l’abitazione principale si trova all’estero.

Per il cittadino straniero valgono però regole diverse che vengono disciplinate dalla Legge federale sul soggiorno (Aufenthaltsgesetz – AufenthG). Queste prevedono la richiesta di un permesso di soggiorno e, in casi specifici, un visto per l’entrata nel paese. In tale contesto, la posizione dei cittadini di provenienza da paese EU viene esentata da tale legge sulla base dell’articolo 1 e disciplinata invece dalla Legge federale sulla libertà di circolazione (Freizügigkeitsgesetz – FreizügG) che prevede un periodo libero di permanenza in Germania di tre mesi a condizione del possesso di un valido documento di identità. Dopo tale periodo la registrazione è obbligatoria, salvi naturalmente gli obblighi ai sensi della Legge sulla registrazione  in caso ad esempio di locazione di un appartamento.

Le registrazioni presso le anagrafi sono trasmesse ai vari  Uffici statistici dei vari comuni e Länder (ad es. per Berlino e il Brandeburgo: Amt für Statistik Berlin-Brandenburg, che gestisce separatamente i dati statistici per i due Länder) in chiave anonima. È importante tenere presente che occorre evitare l’errore di doppi conteggi quando residenze sono registrate in uffici dell’anagrafe differenti. Occorre peraltro anche ricordare che le statistiche degli uffici dell’anagrafe locali soffrono del mancato rispetto dell’obbligo della cancellazione da parte di chi lascia il proprio comune di residenza. Tale fenomeno porta a una sovrastima che viene corretta puntualmente e che bilancia in misura non nota il fenomeno della mancata registrazione.

A livello centrale le statistiche sulla popolazione sono tenute dall’Istituto federale di statistica di Wiesbaden (DestatisStatistisches Bundesamt). Per quanto riguarda le statistiche sugli stranieri (Ausländerstatistik) la sua fonte è rappresentata dal Registro centrale degli stranieri di Norimberga (Ausländerzentralregister – AZR), una banca dati che viene tenuta dall’Ufficio federale per la migrazione e i rifugiati di Norimberga (Bundesamt für Migration und Flüchtlinge – bamf), il quale riporta al Ministero degli interni. A sua volta il Registro centrale si avvale come fonte per l’approvvigionamento dei dati di circa 560 Uffici per gli stranieri (Ausländerbehörden ovvero Ausländerämter) che hanno responsabilità amministrativa per quanti non hanno passaporto tedesco e risiedono stabilmente in Germania. Tali Uffici riportano ai rispettivi Länder di appartenenza e non all’amministrazione federale.

È importante tenere presente che le statistiche dell’AZR si differenziano da quelle delle anagrafi locali poiché contengono solo persone con una stabile residenza e sono quindi tendenzialmente più basse. Tale differenza tende ad aumentare in situazioni di maggiore mobilità della popolazione, come avvenuto in coincidenza con la recente crisi economica. Ci occuperemo in un prossimo intervento di tale differenza, che è particolarmente alta nel caso dei cittadini EU, arrivando sorprendentemente in taluni casi a superare il  50%. Tra le cause delle crescenti differenze alcuni fanno riferimento all’abolizione all’inizio del 2013 della conferma della mobilità di circolazione (Freizügigkitsbescheinigung – che aveva sostituito nel 2004 il permesso di soggiorno, l’Aufenthaltserlaubnis-EG) per le persone di cittadinanza EU. Tale documento veniva richiesto quale conferma della liceità della residenza in Germania in caso di controllo e non rappresentava quindi in sé una concessione di permesso. Dato che i singoli Uffici per gli stranieri applicano regole diverse a seconda del Land di appartenenza, i processi sono poco trasparenti. Si registra anche la non utilizzazione della fonte rappresentata dalle anagrafi comunali.

Sul versante italiano le cose sono più lineari ma non altrettanto semplici da interpretare.

l’Italiano che si è trasferito in Germania o in altro paese estero ha l’obbligo per legge ( n. 470 del 27.10.1988) di iscriversi all’Aire – Registro degli Italiani residenti all’estero qualora la permanenza prevista sia superiore ai dodici mesi. La registrazione deve avvenire entro i 90 giorni dall’espatrio. Tale obbligo riguarda anche gli Italiani nati all’estero e da sempre residenti fuori d’Italia come pure chi acquisisce la cittadinanza italiana in paese estero. Il registro viene tenuto presso il comune di ultima residenza italiana .

Un aspetto sovente critico per la persona che lascia l’Italia è che con l’iscrizione all’Aire va perso, tra altre cose, il diritto all’assistenza medica italiana. Ciò porta a difformità di comportamento da parte degli espatriati rispetto alle disposizioni e quindi a una distorsione delle statistiche.

Come si è mostrato in un precedente intervento, le statistiche Aire presentano valori più elevati rispetto a quelli dell’Istituto federale di statistica tedesco. Tale differenza ha superato recentemente il 25%. Ciò sorprende se si considera che la durata della residenza all’estero per l’iscrizione all’Aire è ben maggiore rispetto a quella richiesta dalle autorità tedesche e che la distorsione dovuta alla mancata iscrizione al fine di non perdere il supporto assistenziale italiano conseguente alla iscrizione all’Aire dovrebbe portare a una sottostima dei dati statistici.

La Redazione

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Il tema del nostro primo progetto: il mondo giovanile a Berlino

Siamo italiani residenti da diverso tempo a Berlino. Avendo a cuore il destino del nostro paese e della nostra gente abbiamo preso la decisione di aprire un nuovo blog dedicato esclusivamente agli italiani che abitano come noi nella capitale tedesca. Il nostro fine è quello di riuscire a formulare, insieme a quanti vorranno aiutarci anche con critiche e suggerimenti, ipotesi di intervento che possano permettere non solamente una migliore conoscenza delle vicende e della situazione della comunità italiana a Berlino, ma anche un miglioramento della sua condizione ove questo si riveli perseguibile e possibile.

Non siamo, all’inizio dell’attività del blog, nella posizione di potere delineare un programma dettagliato e completo per il futuro. Molto dipenderà da come nella pratica il nostro progetto evolverà e come noi stessi saremo in grado di attrarre attenzione e raggiungere risultati. Tuttavia abbiamo fissato un punto di inizio dal quale sviluppare i prossimi passi. Dovendo procedere a una prima selezione tra i tanti temi che attirano la nostra attenzione abbiamo deciso di concentrare inizialmente il nostro lavoro sulle problematiche che riguardano i giovani, ovvero coloro che avendo un’età compresa tra i 18 e i 28 anni sono alla ricerca di uno sbocco professionale immediato o a breve-medio termine dopo un processo di qualificazione. Le ragioni di questa nostra scelta sono molteplici e principalmente da ricercare nell’urgenza e nella gravità dei problemi che devono attualmente affrontare i giovani italiani nel momento in cui si affacciano al mondo del lavoro in una situazione italiana di diffusa disoccupazione e di basso livello della popolazione attiva.

La migrazione italiana verso l’estero in generale e verso in Berlino in particolare, espressione in buona parte delle difficoltà che l’Italia sta affrontando, ha subito di recente non solo un’impennata ma anche un cambiamento della sua composizione con un aumento sensibile delle persone giovani, ovvero di coloro che cercano una prospettiva di esistenza e di lavoro al di fuori del proprio paese di origine che si rivela oggi, e in modo ben maggiore che in passato, così avaro di opportunità. Il flusso verso Berlino dei giovani italiani, sovente provvisti di un’istruzione e di una cultura superiore alle schiere delle emigrazioni di data più lontana, è favorito dal carattere aperto e cosmopolita della città cui si accompagnano informalità e dinamismo. Dopo un lungo periodo di relativa stasi che è durata fino alla metà del decennio scorso, la crescita della popolazione italiana a Berlino ha subito una progressiva accelerazione segnando una vera e propria esplosione a partire dal 2010, ovvero dal momento dell’inizio della recente crisi economica come mostrato dal grafico accluso.

Tale accelerazione reca con sé una modificazione della struttura della popolazione italiana a Berlino poiché i  nuovi immigrati sono rappresentati principalmente da persone in età di lavoro o vicine ad essa, quali gli studenti. Pur non disponendo al momento di dati statistici che permettano direttamente di dare indicazioni precise sull’età dei nuovi immigrati italiani, possiamo osservare che le classi della popolazione italiana di Berlino di età tra i 18 e i 28 anni passano dal 17,3% sul totale nel 2007 al 21,3% nel 2013 (dal 13,0% al 18,6% per la sola popolazione maschile – il che è interessante anche perché è indice di una minore età relativa delle persone di sesso femminile). Considerando che si attribuisce a tale segmento un periodo medio di soggiorno inferiore alla media possiamo attenderci valori percentuali considerevolmente più alti se potessimo utilizzare i dati di flusso.

Grafico 1.0. La popolazione italiana a Berlino, serie storica

Osservatorio

Fonte: rielaborazione dati Ufficio statistico Berlino-Brandeburgo, 2014

La sezione del blog dedicata alle analisi statistiche contiene un inquadramento più dettagliato del tema relativo alla recente emigrazione italiana.

La nostra attenzione per il mondo giovanile, sotto il titolo “Giovani: studio e occupazione”, avrà quali punti focali la loro condizione generale di vita e le loro prospettive.  Ci interesseremo tra l’altro delle loro occupazioni professionali inclusi i rapporti contrattuali, degli studi integrativi intrapresi, delle strutture che li offrono, della situazione abitativa e delle coperture assicurative disponibili. Coglieremo questa occasione per rivisitare da un punto di vista pragmatico il sistema duale tedesco al fine di appoggiare le discussioni in corso sulle possibilità di una sua applicazione nell’ambito di sistemi scolastici e universitari  di altri paesi. Utilizzeremo per tali fini vari strumenti che non includeranno solo la ricerca a tavolino e sul campo ma anche l’intervista e il dibattito tra le parti interessate.

Il nostro fine ultimo non sarà solo quello di indagare e di portare a conoscenza aspetti importanti relativi ai temi che tratteremo fungendo da cassa di risonanza, ma anche quello di raccogliere proposte concrete per la soluzioni di problemi e di farne, nella misura del possibile, noi stessi portandole all’attenzione di controparti, inclusi partiti e autorità tra cui quelle del nostro paese di origine. Nel promettere tutto il nostro impegno speriamo – per non dire contiamo – sulla partecipazione al blog di quanti vorranno leggerlo e intervenire. Siamo fortemente convinti dell’importanza dei temi che abbiamo in programma di affrontare e del bisogno per gli italiani di incanalare le loro risorse alla soluzione concreta dei loro problemi in modo pratico, pragmatico e costruttivo, superando gli atteggiamenti scettici che troppo sovente frenano le loro iniziative.

La Redazione

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