Archivi tag: italiani a Berlino

6. L’emigrazione italiana a Berlino: forte accelerazione dal 2010

L’emigrazione italiana a Berlino, come e più che nel resto della Germania, ha subito una forte accelerazione negli ultimi quattro anni. Berlino ha beneficiato della propria posizione di capitale di una Germania unificata e di altri fattori che, con ritardo rispetto ad altre città tedesche, hanno attratto una crescente immigrazione sia di comunità estere sia, fatto chiave, di nuovi residenti di cittadinanza tedesca.

Dopo avere prevalentemente dedicato negli interventi precedenti la nostra attenzione al quadro generale dell’emigrazione italiana in Germania, passiamo ad analizzare brevemente la sua evoluzione a Berlino. Come detto in altra sede, la popolazione italiana nella capitale tedesca sarà l’argomento centrale del nostro blog.

I dati dell’Ufficio statistico di Berlino – Brandeburgo mostrano appieno l’accelerazione dell’emigrazione italiana degli scorsi quattro anni, superiore a quella mostrata nella metà degli anni novanta, anch’essi caratterizzati da un andamento insoddisfacente dell’economia del nostro paese. L’utilizzo dei dati dell’Ufficio statistico di Berlino e Brandeburgo è preferibile rispetto a quelli dell’Ufficio centrale tedesco di statistica (Destatis) poiché questi ultimi non tengono conto, per ragioni tecniche altrove specificate, delle registrazioni degli ultimi anni se non provenienti da fonti diverse da quelle dell’Ufficio statistico berlinese.

Grafico.6.1. Evoluzione della popolazione italiana a Berlino dal 1998 al 2013.Fonte: Amt für Statistik Berlin-BrandenburgFonte: Amt für Statistik Berlin-Brandenburg

La dinamica della popolazione di cittadinanza italiana a Berlino, che ha portato il suo numero a superare le 22mila unità alla fine del 2013 (Grafico 6.1), si è rivelata maggiore sia della popolazione residente totale sia di quella di cittadinanza non tedesca come viene evidenziato dal Grafico 6.2. La quota dei residenti italiani su tutta la popolazione straniera ha raggiunto alla fine del 2013 un massimo del 4,2%, raddoppiando quasi il valore dell’inizio degli anni novanta, e dello 0,7% sul totale della popolazione residente, più del doppio del valore nel 1992. Anche negli anni precedenti al 2010 la quota degli italiani residenti a Berlino aveva mostrato un aumento, anche se più debole, a causa della sostanziale stagnazione sia della popolazione di cittadinanza tedesca sia di quella straniera (Tabella 6.1).

Grafico.6.2. Percentuale della popolazione residente italiana sul totale e sulla popolazione estera a BerlinoGrafico.6.2. % della popolazione residente italiana sul totale e sulla popolazione estera.Fonte: Amt für Statistik Berlin-Brandenburg

È interessante notare che la dinamica della popolazione di cittadinanza italiana sia tra le maggiori a Berlino e inferiore solo a quella di paesi dell’est europeo quali la Romania e la Bulgaria o della Spagna (Tabella 6.1). Non è sorprendente constatare che questi  paesi siano tra i più colpiti dalla recente crisi economica che può essere anche essere considerata responsabile della forte accelerazione della crescita media degli stranieri residenti che passa dallo 0,5% annuo nel periodo 2000-2010 al 5,6% nei tre anni seguenti.

Come nei dati della statistica nazionale la comunità turca si muove in controtendenza mostrando una diminuzione da 127mila residenti nel 2000 a 100mila nel 2013, in parte imitata da quella dei paesi dell’ex-Jugoslavia. Anche a Berlino la riduzione della popolazione turca deve essere vista tenendo conto dell’alto numero delle naturalizzazioni che sono ammontate nel periodo 2007-2012 a 11.229 persone, rappresentando ben il 28% di tutte le naturalizzazioni della capitale.

Tab.6.1.Composizione della popolazione residente di Berlino secondo il paese di origine.Fonte: Amt für Statistik Berlin-BrandenburgFonte: Amt für Statistik Berlin-Brandenburg

È importante inquadrare l‘evoluzione demografica berlinese nell’ambito più vasto dei movimenti migratori in Germania. Pur tenendo conto della correzione negativa per una sovrastima apportata in seguito ai risultati del censo del 2011, si può dire sulla base dei dati di Destatis che la popolazione di cittadinanza tedesca abbia subito dagli anni novanta una quasi costante riduzione annua di 100mila unità circa, mentre gli stranieri, dopo un periodo di lieve diminuzione a partire dal 1995 pari in media a circa 20mila unità all’anno, hanno ripreso a crescere fortemente negli anni successivi al 2011 al ritmo annuo di circa 300mila unità. È utile qui ricordare come la crescita dell’economia tedesca abbia mostrato un andamento sostanzialmente debole negli anni novanta fino alla metà del decennio scorso.

La popolazione delle maggiori città tedesche (Tabella 6.2) ha invece segnato nel periodo di osservazione un aumento dei residenti sia di cittadinanza tedesca sia di quella straniera con l’eccezione delle città del bacino della Ruhr (Essen e Dortmund) che hanno mostrato nel periodo 2000-2013 una flessione continuando a risentire della conversione industriale conseguente alla crisi dell’industria pesante.

Particolarmente dinamica è stata l’evoluzione della popolazione di Monaco grazie a un andamento dell’econopmia particolarmente favorevole, seguita per ragioni analoghe da quelle di Stoccarda e Francoforte. Non è un caso che in tutte e tre le città, situate nel meridione della Germania, si sia assistito anche a un consistente aumento dei residenti di cittadinanza tedesca attratti dalle occasioni di lavoro e di vita – nel caso di Francoforte e Stoccarda anche più forte dell’aumento dei residenti stranieri, contrariamente all’andamento globale nel paese.

Tab.6.2.Sviluppo demografico delle 10 maggiori città tedesche.Fonti: Uffici statistici div. Città, Destatis, 2014.Fonti: Uffici statistici di diverse città, Destatis, 2014.

Il caso di Berlino si differenzia dagli altri poiché la sua crescita è riconducibile a fattori sostanzialmente diversi rispetto a quelli di cui ha prevalentemente beneficiato il meridione della Germania. Tali fattori possono essere identificati con l’essere divenuta la capitale della Germania unificata e con un ritorno di crescita tardivo rispetto alle città del meridione perché indotto, in assenza di un forte tessuto industriale, da attività del settore terziario, dell’edilizia – questa in parte sostenuta dalla forte spesa della mano pubblica –  e dalla vitalità crescente di iniziative nel settore delle piccole imprese. Occorre ricordare qui come la città abbia fortemente sofferto durante tutto il periodo della divisione tedesca. Solo forti incentivi fiscali e altri aiuti avevano artificialmente tenuto in vita Berlino Ovest mentre la parte orientale subiva tutte le conseguenze dell’irreparabile declino economico della Repubblica Democratica.

Come mostra il grafico 6.3 Berlino perdette abitanti di cittadinanza tedesca fino alla metà del decennio scorso. Soprattutto nel periodo iniziale dopo l’unificazione tale perdita di abitanti fu particolarmente forte e crescente fino al 1997 a mano a mano che le numerose e corpose facilitazioni fiscali venivano progressivamente abolite.  Solo a partire dal 2006 il saldo divenne positivo con un massimo nel 2010 superiore alle 14mila persone.

Tab.6.3.Movimento migratorio della popolazione tedesca di Berlino, serie storica.Fonte: Amt für Statistik Berlin-BrandenburgFonte: Amt für Statistik Berlin-Brandenburg

Nel prossimo intervento vedremo di occuparci  dell’evoluzione economica di Berlino prima di dedicarci più in dettaglio all’immigrazione italiana a Berlino e, nella misura concessa dai dati accessibili pubblicamente, ai cambiamenti che essa ha provocato nella struttura della propria popolazione residente in modo da capirne meglio le cause.

La Redazione

© osservatorio_berlino la riproduzione di questo testo è autorizzata a condizione che sia citata la fonte: http://www.osservatoriodegliitalianiaberlino.com

5. Il contesto generale dell’immigrazione in Germania

L’immigrazione in Germania ha mostrato un andamento vario caratterizzato da picchi corrispondenti al periodo del miracolo economico, alla caduta della cortina di ferro e all’ultima crisi economica. I movimenti migratori delle diverse comunità avvengono in maniera sfasata e, per certi versi in modo concorrenziale. L’aspetto positivo è che la maggiore mobilità corrisponde anche a una maggiore apertura della società.

In questo intervento si vuole dare un breve quadro generale del fenomeno dell’emigrazione in Germania a partire dal secondo dopoguerra in modo da permettere una migliore comprensione dell’emigrazione italiana in un contesto più ampio.

Il grafico 5.1 mostra l’andamento migratorio in Germania a partire dal 1950. Si possono distinguere quattro periodi principali facendo riferimento alla scheda della crescita del prodotto interno lordo. Il primo coincide con il periodo del miracolo economico che, superata la caduta della congiuntura economica a metà degli anni sessanta, termina all’inizio degli anni settanta con il primo shock petrolifero (novembre 1973). Questo è il periodo del ricorso alla manodopera straniera nelle fabbriche al fine di ovviare a una penuria di risorse umane e quindi, con l’eccezione della detta caduta a metà degli anni sessanta, di progressivo aumento dell’imigrazione. Il secondo periodo, caratterizzato da un andamento economico più incerto caratterizzato da una “ Stagflation ” intermittente, copre quasi venti anni fino alla caduta della cortina di ferro che aprí le porte a un’ondata di immigrazione dall’est europeo in coincidenza con l’unificazione tedesca. Il periodo seguente, il terzo, fu caratterizzato da forti scompensi nell’economia causati anche da impegni finanziari crescenti per lo stato tedesco in dipendenza della ricostruzione nelle regioni dell’ex-DDR. La bassa crescita economica ridusse la forza d’attrazione della Germania che vide un riflusso parziale verso i paesi di origine delle comunità straniere (vedi anche grafico 5.3). Il quarto periodo si è aperto con la recente crisi economica cominciata alla fine del 2007. Tale periodo è caratterizzato da un ritorno vivace dell’immigrazione sostenuto fondamentalmente dal differenziale di crescita economica tra la Germania e altri paesi europei più che dal tasso di crescita tedesco in sé che permane su livelli modesti.

È significativo osservare che l’aumento del flusso migratorio del quarto periodo avviene in controtendenza, ovvero in una situazione di quasi stagnazione economica al contrario di quanto avvenuto nei periodi precedenti. Ciò induce a pensare che siano stati il differenziale di crescita, malgrado la modestia della “performance” economica del “primo della classe”, e il deciso peggioramento della situazione sociale nei paesi più deboli a causare l’impennata dei flussi migratori.

Grafico.5.1. Movimenti migratori in Germania a confronto con lo sviluppo del PIL.Fonte: Destatis – PIL calcolato a prezzi costantiFonte: Destatis – PIL calcolato a prezzi costanti

Il grafico 5.2 mostra i saldi migratori di tre delle maggiori comunità estere in Germania, ovvero di quella turca, polacca e italiana. Come si può agevolmente constatare, la scomposizione nei movimenti di singole comunità mette in luce come il movimento globale sia la somma di onde di immigrazione sfasate nel tempo, ove la sfasatura dipende principalmente dalla situazione economica del paese di origine, che appare quindi essere il primo vero motore dei movimenti migratori. All’onda dell’immigrazione italiana che si calma progressivamente a partire dalla metà degli anni sessanta in corrispondenza del maggiore benessere raggiunto in quell’epoca dal nostro paese seguono quelle ancora più robuste dalla Turchia, a partire degli anni settanta, e dalla Polonia. L’impennata della curva del saldo migratorio dalla Polonia rende plasticamente l’effetto causato dalla disintegrazione del blocco sovietico alla fine degli anni ottanta. Anche la comunità turca, come quella italiana in precedenza, mostra una evidente riduzione della dinamica nel tempo del flusso migratorio da mettere in relazione con le migliorate condizioni economiche del paese di origine.

Occorre infine osservare che si può immaginare un certo effetto di sostituzione tra i vari flussi in ragione del costo relativo della manodopera quale fattore che contribuisce allo sfasamento temporale a cui si accenna sopra.

Grafico.5.2. Saldo migratorio delle comunità estere più rappresentative in Germania.Fonte: Destatis, 2014.Fonte: Destatis, 2014.

L’andamento relativo alle singole comunità può essere classificato, sulla base dei dati quantitativi statistici, secondo una tipologia che distingue tra le seguenti origini:

– Paesi europei  di vecchia immigrazione (paesi mediterranei, in prima linea)
– Paesi di immigrazione più recente (Asia minore ed est europeo)
– Paesi di immigrazione di “occasione” (altri paesi di lingua tedesca, nord Europa)

Grafico.5.3. Comunità originarie di paesi mediterranei.Fonte: Destatis, 2014.Fonte: Destatis, 2014.

L’andamento delle curve dei paesi mediterranei presenta caratteristiche comuni, tra cui il raggiungimento di un plateau all’inizio degli anni settanta a cui fa seguito un periodo altalenante con l’eccezione della Spagna che mostra uno sviluppo chiaramente riflessivo fino all’inizio della presente crisi economica. Occorre inoltre tenere conto, in particolare per l’Italia e la Grecia, di una correzione negativa dei dati nel 2004 a seguito del censimento condotto nel 2001. È bene anche ricordare la sottostima, nelle statistiche federali di Destatis, della recente ripresa dell’immigrazione da paesi EU per le ragioni esposte nell’intervento 3 che tratta dei processi di registrazione dei dati statistici.

Grafico.5.4. Comunità originarie di paesi dell’est europeo e della Turchia.Fonte: Destatis, 2014.

Fonte: Destatis, 2014.

Il quadro del secondo gruppo presenta uno sviluppo fondamentalmente differente a quello del primo. Mentre le curve dei paesi dell’ex-blocco sovietico mostrano un andamento simile e sostanzialmente progressivo con un’accelerazione negli ultimi cinque anni, la Turchia e la ex-Jugoslavia seguono un’evoluzione difforme. Mentre la comunità turca fa vedere, dopo un lungo periodo di crescita sostanzialmente costante, una sensibile riduzione lineare a partire dalla fine degli anni novanta , i dati dei paesi ex jugoslavi recano l’impronta puntuale di traumi quale lo smembramento dello stato centrale.

Grafico.5.5. Comunità originarie di paesi del nord Europa e paesi di lingua tedesca.Fonte: Destatis, 2014.Fonte: Destatis, 2014.

L’andamento generalmente positivo delle curve relative al terzo gruppo di paesi sembra suggerire una spiegazione legata a un incremento generale della mobilità in seguito all’apertura progressiva delle società europee al contributo di risorse umane da altri paesi. L’emigrato non fuggirebbe da una situazione difficile nel proprio paese, come è il caso prevalente dei primi due gruppi, ma perseguirebbe in generale opportunità più favorevoli per il proprio futuro.

Non sarebbe quindi un caso che anche il saldo migratorio in Germania della popolazione di cittadinanza tedesca sia negativo. Secondo le statistiche di Destatis, nel periodo 2008-2013 circa 880mila persone hanno lasciato la Germania, ovvero circa 197mila persone (pari al 22%) in più di quelle che vi hanno fatto ritorno. Pur tenendo conto che una parte dei movimenti migratori si riferiscono a tedeschi con Migrationshintergrund (con “componente migratoria”; tale gruppo include anche le persone che hanno acquisito la cittadinanza tedesca, sovente quale doppia cittadinanza) il riferimento a una maggiore apertura e permeabilità della società appare, in attesa di migliore riscontro, una spiegazione plausibile.

La Redazione

© osservatorio_berlino la riproduzione di questo testo è autorizzata a condizione che sia citata la fonte: http://www.osservatoriodegliitalianiaberlino.com

2. L’emigrazione italiana verso la Germania: una nuova fase?

Dopo un lungo periodo di riflusso e di invecchiamento della comunità italiana residente in Germania che è seguito all’esodo dei Gastarbeiter negli anni ’50-’60 e a partire dall’inizio della recente crisi economica, una nuova fase sembra aprirsi. I dati statistici suggeriscono da soli che il nuovo trend sia destinato a durare. 

Esistono discordanze tra le fonti statistiche da cui attingere dati e informazioni sull’emigrazione italiana verso la Germania. Ogni fonte presenta purtroppo aspetti critici che è bene segnalare. I dati a livello nazionale dell’Aire e di Destatis mostrano infatti un andamento fortemente divergente negli ultimi anni sulla base dei dati pubblici ottenibili sui rispettivi siti Internet e riportati nel grafico 2.1. L’andamento di Destatis è sostanzialmente riflessivo  – con una correzione statistica evidente nel 2004 – e con una ripresa solo negli ultimi due anni, mentre l’Aire mostra un aumento quasi costante.

Grafico 2.1. Cittadini italiani residenti in Germania    (dati in migliaia).

Fonte: Rielaborazione dai Destatis e Aire, 2014
Fonte: Rielaborazione dai Destatis e Aire, 2014

Mentre i dati Aire presentano in generale incrementi non compatibili e in palese eccesso rispetto ai flussi migratori prodotti dalla stessa Anagrafe (incremento della popolazione italiana all’estero nel periodo 2006-12: 793mila, ovvero più di otto volte il saldo migratorio cumulato negli stessi anni pari a 94mila persone – grafico 1.1 nella precedente sezione), i dati Destatis sono fortemente in difetto rispetto a quelli forniti dagli uffici statistici dei Länder che si basano sulle anagrafi comunali. Stante la scarsa trasparenza delle fonti del Registro centrale degli stranieri, che è la fonte principale delle statistiche di Destatis, è difficile esprimere un giudizio definitivo sulla base delle sole evidenze rese pubbliche1. In ogni caso salta agli occhi l’andamento molto diverso delle due serie di dati.

Malgrado le incertezze sulla qualità dei dati, e considerando che l’accelerazione delle divergenze si è verificata in coincidenza della recente crisi economica, è tuttavia interessante mostrare l’andamento del flusso migratorio di lungo termine con l’Italia fornito dai dati Destatis (Grafico 2.1). A parte una probabile sottostima del flusso nell’ultimo quinquennio delle rilevazioni disponibili, le curve dovrebbero mostrare in modo sufficientemente attendibile l’evoluzione che ha portato a una progressiva riduzione delle migrazioni in entrambi i sensi. Considerando il carattere anticipatore del flusso di emigrazione verso la Germania rispetto a quello di immigrazione, si notano, anche qui con qualche differimento temporale, accelerazioni nei periodi di maggiore difficoltà del sistema economico italiano (due per l’esattezza) in un quadro tuttavia di tendenza chiaramente riflessivo. Tenendo conto della probabile sottostima dei valori di flusso nel periodo terminale della curva e del suo andamento continuo e progressivo nel tempo a partire del 2007, ci si deve porre il quesito se la recente impennata non rappresenti una rottura del trend precedente che lascia prevedere un ulteriore incremento del movimento migratorio negativo verso la Germania.

Grafico 2.2.Flussi migratori per la Germania dall’Italia 1974-2012

Fonte: Rielaborazione dati Destatis, 2014
Fonte: Rielaborazione dati Destatis, 2014

I dati relativi ai movimenti di persone di cittadinanza italiana da e per la Germania (Grafico 2.3) confermano, nel periodo purtroppo ridotto di osservazione, la lettura fornita dal movimento migratorio tra la Germania e l’Italia che include anche gli stranieri (grafico 2.2). La previsione, sulla base della conformazione della curva delle immigrazioni in Germania tuttora convessa dopo cinque anni dall’inizio del trend positivo e in considerazione dell’andamento fondamentalmente opposto delle curve di immigrazione e di immigrazione con l’eccezione dell’ultimo anno, è per una sua continuazione.

Grafico 2.3. Flussi migratori di Italiani da e per la Germania, serie storica.

Fonte: Rielaborazione dati Destatis, 2014
Fonte: Rielaborazione dati Destatis, 2014

A causa del fatto che l’emigrazione italiana verso la Germania è prevalentemente di vecchia data (come mostra anche il grafico 2.2) e del rigiro modesto della popolazione italiana in Germania – il rapporto tra i flussi del movimento e il numero degli Italiani residenti non supera il 5%, con l’eccezione del 2013 nel grafico 2.3 – si assiste a un progressivo e considerevole allungamento nel tempo della residenza media degli abitanti di cittadinanza italiana in Germania (grafico 2.4): da 19,5 anni nel 1998 a 28,7 anni nel 2012 nei Länder occidentali(5). Tali valori sono largamente i più elevati tra i residenti di cittadinanza EU, avendo superato nella seconda metà dello scorso decennio anche i valori relativi ai cittadini spagnoli.

Grafico2.4. Permanenza media dei residenti Italiani in Germania, serie storica.

Fonte: Rielaborazione dati Destatis, 2014
Fonte: Rielaborazione dati Destatis, 2014

L’età media dei residenti italiani va ovviamente di pari passo con il periodo di residenza medio, come mostra il grafico 2.5. Nei Länder occidentali l’età media ha raggiunto oggi il livello dell’intera popolazione tedesca (circa 44 anni rispetto a 40 e mezzo circa alla fine del 1998). Per le considerazioni avanzate precedentemente, è probabile che il rallentamento della crescita dell’età media sia sottostimata nel periodo terminale dell’osservazione.

Grafico2.5 Età media dei residenti italiani in Germania, serie storica.

Fonte: Rielaborazione dati Destatis, 2014
Fonte: Rielaborazione dati Destatis, 2014

Nel prossimo intervento si cercherà di esaminare le diverse regole di registrazione in Germania e in Italia della popolazione residente. Tali differenze contribuiscono in maniera sensibile alle difformità dei dati statistici.

La Redazione

© osservatorio_berlino la riproduzione di questo testo è autorizzata a condizione che sia citata la fonte: http://www.osservatoriodegliitalianiaberlino.com

1.Italia: di nuovo un paese di emigranti?

Al termine del boom economico l’emigrazione italiana entrò finalmente in un periodo di pausa. Parte degli emigrati ritornarono poco alla volta in Italia. La recente crisi sembra avere messo in moto un nuovo esodo che non riguarda più, come in passato, prevalentemente persone con bassa qualifica. A tale esodo corrisponde una ridotta immigrazione in Italia a suggerire una minore attrazione dell’Italia quale paese di residenza. 

Dopo un lungo periodo altalenante, il numero delle ”cancellazioni anagrafiche per l’estero” – ovvero delle emigrazioni registrate presso le anagrafi comunali che forniscono la base dei dati Istat –  ha subito in Italia un forte aumento in coincidenza con la recente recessione economica raggiungendo un picco di oltre 100mila unità nel 2012, cioè circa 68mila unità al netto delle emigrazioni di stranieri (Grafico 1.1). Un ulteriore consistente incremento è atteso per il 2013. A ciò si accompagna una sensibile riduzione delle immigrazioni, definite in termini tecnici “iscrizioni anagrafiche”. Queste scendono da 527mila unità nel 2007 a 351mila unità nel 2012, di cui rispettivamente 37mila e 29mila con riferimento a italiani provenienti  dall’estero – dato anch’esso in calo.

Si torna così a parlare dell’Italia, dopo un tempo relativamente lungo, come di un paese interessato da un processo di emigrazione.

Grafico 1.1.Cancellazioni e iscrizioni anagrafiche in Italia

Fonte: Rielaborazione dati Istat, 2014
Fonte: Rielaborazione dati Istat, 2014

Si è naturalmente ben lontani dai livelli altissimi registrati nell’’800 e nel ‘900. Ma si assiste a un processo che, diversamente dal passato in cui l’emigrato era il più delle volte provvisto di un’istruzione assai sommaria, potenzialmente impoverisce l’Italia di risorse umane qualificate poiché, analogamente ad altri paesi che più soffrono le conseguenze della crisi economica come la Spagna o la Romania, in modo crescente sono persone con elevato titolo di studio a emigrare.

Quasi 15mila laureati hanno lasciato l’Italia nel 2012, con un incremento medio annuo del 17% nel periodo 2002-2012 (Grafico 1.2), contro un flusso in entrata (e di rientro) di laureati costante nello stesso periodo e attestato sulle 5mila unità.

Grafico 1.2.Flusso migratorio degli  italiani laureati oltre i 25 anni di età

Fonte: Rielaborazione dati Istat, 2014
Fonte: Rielaborazione dati Istat, 2014

Sulla base di dati Istat, ben il 27,3% degli Italiani emigrati nel 2012 con un’età superiore ai 25 anni era almeno titolare di una laurea triennale contro un valore del 12% circa negli anni fino al 2012.

In altri termini (grafico 1.3): mentre tra i “diplomati” (persone con qualifica professionale o maturità) la percentuale di emigrati è stata approssimativamente pari a quella generale sulla popolazione italiana, i laureati  (incluse persone con un titolo superiore alla laurea) hanno mostrato un andamento di sovra-rappresentazione fortemente crescente.

Grafico 1.3.Percentuale di laureati e diplomati su popolazione italiana e su emigrati italiani

Fonte: Rielaborazione dati Istat, 2014
Fonte: Rielaborazione dati Istat, 2014

Considerando che sulla base dei dati Istat il numero di laureati in Italia è aumentato in media di circa 190mila unità negli ultimi cinque anni, ciò significa che quasi l’8% dei nuovi laureati cerca la via per l’estero. Tale dato, unitamente a quello della detta sovra-rappresentazione, è  naturalmente anche il riflesso di una maggiore apertura del nostro paese al mondo esterno. Tuttavia, tenendo conto che nel 2012 il saldo del flusso dei laureati con l’estero era negativo per 9mila unità e che assistiamo a una fase di aumento relativamente rapido di tale fenomeno migratorio, siamo in presenza di un’evoluzione significativa, a dispetto del fatto che una buona parte dei laureati si rechi tuttora all’estero principalmente per conseguire un miglioramento della preparazione professionale da mettere a profitto una volta di ritorno in Italia. La perdita di laureati cumulata nel periodo 2004-2012 ammonta a circa 30mila unità, a significare che un numero crescente di laureati lascia l’Italia per rimanere all’estero, attirato da migliori prospettive di lavoro e di remunerazione. Se è vero che tale perdita rappresenta in verità solo lo 0,5% circa della popolazione italiana dei laureati (circa 6,3 milioni alla fine del 2012 secondo i dati Istat), è tuttavia importante segnalare che spesso sono i più capaci a scegliere la via dell’emigrazione in un contesto che vede l’Italia figurare sfavorevolmente nei confronti di altri paesi nelle statistiche dell’occupazione dei laureati.

Guardando l’emigrazione italiana con un’ottica “berlinese”, è interessante osservare che la Germania è al primo posto tra le mete dei laureati italiani. Nel 2012 1.870 laureati del nostro paese hanno trasferito la propria residenza in Germania (2011: 1.169, fonte: Istat). Essi rappresentano tuttavia solo il 13% circa del totale dei laureati italiani emigrati nell’anno, malgrado un aumento rispetto all’11% dell’anno precedente. Tale dato è confrontabile con la percentuale del flusso di emigrazione verso la Germania che, sulla base dell’indicazione di dati incrociati, sarebbe aumentato considerevolmente dall’inizio della recente crisi economica, superando il 50% del totale degli emigrati italiani nel 2012, 58% .

È bene però ricordare che la statistica si riferisce a persone di età superiore ai 25 anni compiuti, senza quindi tenere conto dei laureati di età inferiore. Questi ultimi rappresentano probabilmente un numero considerevole – ma, probabilmente, anche più instabile e di difficile rilevazione perché legato sovente a periodi di soggiorno in Germania relativamente brevi come nel caso degli scambi nell’ambito del programma Erasmus.

Le cose viste dal versante delle statistiche tedesche si delineano con maggiore precisione. Ma anche qui si registrano contraddizioni da esaminare.

Sulla base dei dati di Destatis 529mila Italiani risiedevano alla fine del 2012 in Germania, di nuovo in aumento dopo un decennio di continua flessione. Tale dato è sensibilmente inferiore a quello dell’ AIRE. che riporta per la stessa data un numero di 652mila persone, quindi superiore del 25% circa. Secondo Destatis gli Italiani rappresentavano in Germania il 7,4% del totale di 7.213mila della popolazione di cittadinanza straniera contro l’8,5% alla fine dell’anno 2000, allorché gli Italiani residenti in Germania erano 619mila (totale degli stranieri: 7.296mila persone).

Nel prossimo intervento si cercherà di analizzare più da vicino il movimento migratorio degli Italiani verso la Germania.

La Redazione

© osservatorio_berlino la riproduzione di questo testo è autorizzata a condizione che sia citata la fonte: http://www.osservatoriodegliitalianiaberlino.com

Il tema del nostro primo progetto: il mondo giovanile a Berlino

Siamo italiani residenti da diverso tempo a Berlino. Avendo a cuore il destino del nostro paese e della nostra gente abbiamo preso la decisione di aprire un nuovo blog dedicato esclusivamente agli italiani che abitano come noi nella capitale tedesca. Il nostro fine è quello di riuscire a formulare, insieme a quanti vorranno aiutarci anche con critiche e suggerimenti, ipotesi di intervento che possano permettere non solamente una migliore conoscenza delle vicende e della situazione della comunità italiana a Berlino, ma anche un miglioramento della sua condizione ove questo si riveli perseguibile e possibile.

Non siamo, all’inizio dell’attività del blog, nella posizione di potere delineare un programma dettagliato e completo per il futuro. Molto dipenderà da come nella pratica il nostro progetto evolverà e come noi stessi saremo in grado di attrarre attenzione e raggiungere risultati. Tuttavia abbiamo fissato un punto di inizio dal quale sviluppare i prossimi passi. Dovendo procedere a una prima selezione tra i tanti temi che attirano la nostra attenzione abbiamo deciso di concentrare inizialmente il nostro lavoro sulle problematiche che riguardano i giovani, ovvero coloro che avendo un’età compresa tra i 18 e i 28 anni sono alla ricerca di uno sbocco professionale immediato o a breve-medio termine dopo un processo di qualificazione. Le ragioni di questa nostra scelta sono molteplici e principalmente da ricercare nell’urgenza e nella gravità dei problemi che devono attualmente affrontare i giovani italiani nel momento in cui si affacciano al mondo del lavoro in una situazione italiana di diffusa disoccupazione e di basso livello della popolazione attiva.

La migrazione italiana verso l’estero in generale e verso in Berlino in particolare, espressione in buona parte delle difficoltà che l’Italia sta affrontando, ha subito di recente non solo un’impennata ma anche un cambiamento della sua composizione con un aumento sensibile delle persone giovani, ovvero di coloro che cercano una prospettiva di esistenza e di lavoro al di fuori del proprio paese di origine che si rivela oggi, e in modo ben maggiore che in passato, così avaro di opportunità. Il flusso verso Berlino dei giovani italiani, sovente provvisti di un’istruzione e di una cultura superiore alle schiere delle emigrazioni di data più lontana, è favorito dal carattere aperto e cosmopolita della città cui si accompagnano informalità e dinamismo. Dopo un lungo periodo di relativa stasi che è durata fino alla metà del decennio scorso, la crescita della popolazione italiana a Berlino ha subito una progressiva accelerazione segnando una vera e propria esplosione a partire dal 2010, ovvero dal momento dell’inizio della recente crisi economica come mostrato dal grafico accluso.

Tale accelerazione reca con sé una modificazione della struttura della popolazione italiana a Berlino poiché i  nuovi immigrati sono rappresentati principalmente da persone in età di lavoro o vicine ad essa, quali gli studenti. Pur non disponendo al momento di dati statistici che permettano direttamente di dare indicazioni precise sull’età dei nuovi immigrati italiani, possiamo osservare che le classi della popolazione italiana di Berlino di età tra i 18 e i 28 anni passano dal 17,3% sul totale nel 2007 al 21,3% nel 2013 (dal 13,0% al 18,6% per la sola popolazione maschile – il che è interessante anche perché è indice di una minore età relativa delle persone di sesso femminile). Considerando che si attribuisce a tale segmento un periodo medio di soggiorno inferiore alla media possiamo attenderci valori percentuali considerevolmente più alti se potessimo utilizzare i dati di flusso.

Grafico 1.0. La popolazione italiana a Berlino, serie storica

Osservatorio

Fonte: rielaborazione dati Ufficio statistico Berlino-Brandeburgo, 2014

La sezione del blog dedicata alle analisi statistiche contiene un inquadramento più dettagliato del tema relativo alla recente emigrazione italiana.

La nostra attenzione per il mondo giovanile, sotto il titolo “Giovani: studio e occupazione”, avrà quali punti focali la loro condizione generale di vita e le loro prospettive.  Ci interesseremo tra l’altro delle loro occupazioni professionali inclusi i rapporti contrattuali, degli studi integrativi intrapresi, delle strutture che li offrono, della situazione abitativa e delle coperture assicurative disponibili. Coglieremo questa occasione per rivisitare da un punto di vista pragmatico il sistema duale tedesco al fine di appoggiare le discussioni in corso sulle possibilità di una sua applicazione nell’ambito di sistemi scolastici e universitari  di altri paesi. Utilizzeremo per tali fini vari strumenti che non includeranno solo la ricerca a tavolino e sul campo ma anche l’intervista e il dibattito tra le parti interessate.

Il nostro fine ultimo non sarà solo quello di indagare e di portare a conoscenza aspetti importanti relativi ai temi che tratteremo fungendo da cassa di risonanza, ma anche quello di raccogliere proposte concrete per la soluzioni di problemi e di farne, nella misura del possibile, noi stessi portandole all’attenzione di controparti, inclusi partiti e autorità tra cui quelle del nostro paese di origine. Nel promettere tutto il nostro impegno speriamo – per non dire contiamo – sulla partecipazione al blog di quanti vorranno leggerlo e intervenire. Siamo fortemente convinti dell’importanza dei temi che abbiamo in programma di affrontare e del bisogno per gli italiani di incanalare le loro risorse alla soluzione concreta dei loro problemi in modo pratico, pragmatico e costruttivo, superando gli atteggiamenti scettici che troppo sovente frenano le loro iniziative.

La Redazione

© osservatorio_berlino la riproduzione di questo testo è autorizzata a condizione che sia citata la fonte: http://www.osservatoriodegliitalianiaberlino.com