8. Il contesto dell’immigrazione a Berlino: una città in crescita con opportunità crescenti per la persona qualificata.


Nel lungo processo di trasformazione iniziato al tempo dell’unificazione della Germania, Berlino ha modificato progressivamente la sua offerta di lavoro. Favorita da condizioni economiche propizie anche in termini di costi operativi per le imprese e da un costo della vita contenuto, la città ha potuto offrire un terreno adatto per nuove iniziative economiche e attrarre così in modo crescente persone dall’estero e dalla Germania stessa.

Nell’intervento precedente abbiamo mostrato come la creazione di nuove attività nel settore terziario, unitamente alla rielezione di Berlino a capitale di una Germania riunificata, abbia rappresentato la condizione principale per la sua rinascita economica. In questo intervento si cerca di specificare meglio i fattori che l’hanno favorita e, con essa, l’inversione del trend migratorio. L’attenzione è qui rivolta agli aspetti prevalentemente socio-economici. Altri fattori che non vengono qui considerati, quali l’offerta culturale e del tempo libero, in cui Berlino si distingue in modo particolare, nonché un’avvertibile tolleranza per la diversità, esercitano naturalmente una notevole importanza.

L’aumento dell’offerta di lavoro a partire dalla metà del decennio scorso è stato il motore più importante dell’immigrazione a Berlino, sia dall’estero sia dalla Germania stessa. Non solo, come mostra la tabella seguente (Tabella 8.1), il numero degli occupati è sensibilmente aumentato dall’inizio della ripresa economica di Berlino (+16% circa nell’ultimo quindicennio) permettendo un sostanziale “rientro” del tasso di disoccupazione che permane tuttavia su un livello tuttora elevato rispetto al resto della Germania e oltre al 10%, ma anche la quota della popolazione attiva ha subito un deciso incremento dal 65% nel 2003 al 74% nel 2013.

GRAFICO 8.1: Evoluzione della popolazione attiva e dell’occupazione a Berlino

Fonte: Destatis, Ufficio statistico di Berlino-Brandeburgo

Tra i fattori importanti che hanno favorito il rinascere dell’attività economica a Berlino sono la buona infrastruttura, tra cui una rete di trasporti pubblici capillare, e costi operativi per le imprese inferiori in genere non solo alla media nazionale ma soprattutto, in un confronto più omogeneo e indicativo, a quello delle altre città tedesche maggiori. La struttura favorevole dei costi ha funzionato da catalizzatore di nuove iniziative imprenditoriali.

La Tabella 8.1 mostra dati relativi al costo orario del lavoro in settori economici, scelti per la loro importanza per l’economia berlinese, in un confronto con la Germania e gli altri Länder-città, Amburgo e Brema. Sebbene un’indagine molto più approfondita e superiore allo scopo di questa serie di brevi articoli sarebbe necessaria per evidenziare in modo esauriente quanto qui si sostiene, i dati della Tabella 8.1 presentano un quadro abbastanza eloquente. Anche una città caratterizzata da uno sviluppo economico modesto quale Brema mostra costi del lavoro chiaramente superiori a quelli di Berlino, con qualche isolata eccezione legata a settori ove la capitale eccelle, come ad esempio quello dell’informazione e della comunicazione. Nei confronti, invece, di una città economicamente più dinamica come Amburgo la differenza dei costi raggiunge e supera in molti casi il 30%, in particolare nel segmento delle piccole imprese che impiegano tra i 10 e i 49 addetti.

TABELLA 8.1: Costo del lavoro orario

Fonte: Destatis

Avendo perso quasi integralmente, con l’ultimo conflitto e la successiva divisione del paese in due zone, la presenza delle grandi imprese industriali e finanziarie e quindi buona parte del proprio tessuto produttivo, Berlino difficilmente avrebbe potuto contare, una volta riunito il paese,  su di un ritorno massiccio del grande capitale.

Una conferma indiretta che siano le piccole e medie imprese, a parte settori pubblici o semi-pubblici quali l’istruzione e la sanità, ad aver contribuito in forte misura all’aumento dell’occupazione è dato dall’aumento del numero delle società. Come la Tabella 8.2 mostra, nei cinque anni dal 2006 al 2011 queste sono aumentate del 10% circa contro valori vicini al 2,5% nel resto della Germania, ovvero del 3% circa all’anno tranne nel periodo di stagnazione dei due anni di crisi economica acuta 2009-2010. Berlino, che ha potuto anche beneficiare di una politica economica locale favorevole attraverso l’impegno di strutture finanziarie dedicate,  ha contribuito per ben il 16%, ovvero in misura pari a quattro volte la sua incidenza in termini di popolazione, all’incremento totale del numero in Germania delle imprese nel periodo considerato. È interessante notare che l’aumento del numero delle imprese registrate a Berlino riguarda quasi esclusivamente il settore dei servizi, ammontando quello relativo all’industria a solo a cinque unità su un totale di più di 15mila.

TABELLA 8.2: Numero di imprese registrate
Fonte: Destatis

La statistica degli occupati mostra l’evoluzione verso la terziarizzazione in modo ancora più evidente di quella relativa al valore aggiunto (vedi Tabelle 7.1 e 7.2 in un precedente intervento). Gli addetti del settore “industria” scendono in percentuale dal 27% all’inizio del periodo di osservazione al 12,5% nel 2012. Differenti movimenti di prezzo e della produttività nei vari settori economici danno un quadro leggermente modificato rispetto alla statistica del valore aggiunto. Permane tuttavia l’informazione che principalmente i settori dei servizi relativi al turismo e ristorazione, informazione e comunicazione, servizi e consulenza a società nonché quelli relativi alla salute e all’arte e spettacolo hanno assorbito l’incremento dell’occupazione nel periodo 2008-2012 (ovvero il 70% circa). Interessante è anche notare il forte aumento degli occupati autonomi, in parallelo all’espansione del settore terziario. Altri fattori possono però qui incidere tra cui la disoccupazione mascherata, soprattutto nel periodo immediatamente successivo all’unificazione allorché il tasso di crescita degli occupati autonomi fu particolarmente sostenuto.

TABELLA 8.3: Addetti in migliaia dei vari settori economici a Berlino

Fonte: Ufficio statistico di Berlino-Brandeburgo

Guardando invece le vicende berlinesi dall’altra parte, ovvero con l’occhio di chi vi immigra o di chi già vi abita, occorre infine osservare che il ridotto livello del costo della vita a Berlino rispetto ad altre maggiori città tedesche sembra aver rappresentato un importante fattore di richiamo dell’immigrazione. Berlino rappresenta singolarmente una capitale “a buon mercato” nel contesto europeo, almeno per ora e per qualche tempo ancora.

Contrariamente a quanto si potrebbe supporre, è purtroppo difficile trovare dati che permettano un confronto diretto del costo della vita tra i vari centri urbani tedeschi, fornendo gli uffici statistici federali e locali quasi unicamente indici temporali tra loro non confrontabili. Facendo di necessità virtù e ricorrendo ai dati di Unicum.de quale indicazione per la popolazione intera dei consumatori, la Tabella 8.3 mostra un confronto delle stime dei costi medi che uno studente universitario mensilmente sostiene nelle principali città universitarie tedesche. Come si vede, Berlino si pone alla fine della scala tra le città più grandi, occupando solo il 53 posto tra le città più care.

 TABELLA 8.3:  Stima della spesa mensile per uno studente universitario – anno 2014

Fonte: Unicum.de

La situazione tuttavia è in fase di cambiamento progressivo , portando la crescita economica di Berlino anche una maggiore inflazione rispetto al paese come mostra la seguente Tabella 8.4.

TABELLA 8.4: Confronto del tasso di inflazione – prezzi al consumo

Fonte: Destatis, Ufficio statistico di Berlino-Brandeburgo

Un fattore importante che contribuisce ad aumentare il tasso di inflazione berlinese è rappresentato dal costo della locazione degli appartamenti, come mostra la Tabella seguente ove, per evidenziare meglio il fenomeno, si fa riferimento ad appartamenti di media dimensione e di nuova locazione, non tenendo conto quindi degli appartamenti già locati in considerazione della maggiore vischiosità del loro canone. Anche qui il costo a Berlino è inferiore che altrove, ma le differenze si riducono progressivamente. Stante l’insufficiente attività costruttiva rispetto all’aumento della domanda, è anche bene ricordare che anche i prezzi di acquisto degli immobili a fini abitativi sono a Berlino fortemente in aumento.

TABELLA 8.5: Costo per metro quadro dell’affitto di un appartamento di 100 m2 – nuova locazione

Fonte: wohnungsboerse.net

Vi sono infine altri elementi che compongono l’immigrazione a Berlino e tra questi uno importante è l’arrivo di studenti in cerca di miglioramento del proprio curriculum di studio. Cercheremo di analizzare questo aspetto, che esula fondamentalmente dal presente tema, in un altro intervento.

Dai dati statistici e dalle considerazioni sopra esposte si può concludere che una città come Berlino offra opportunità sempre più ridotte rispetto al passato a chi ha una scarsa qualifica professionale. Sebbene sbocchi tradizionali che non richiedono particolare specializzazione siano ancora riscontrabili nella ristorazione, l’edilizia e la distribuzione al dettaglio,  Berlino, come il resto della Germania, cercherà sempre di più un’immigrazione qualificata che sia da sostegno al suo sviluppo economico e sociale, compensando una mancanza crescente, dovuta a ragioni prevalentemente demografiche, di tecnici e professionisti.

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7. La rinascita economica di Berlino all’origine del un nuovo trend dell’immigrazione

Berlino ha vissuto dopo l’unificazione un quindicennio relativamente lungo e difficile prima di ritrovare un nuovo equilibrio sociale ed economico. In tale periodo la città subí un forte esodo di abitanti, in particolare e in modo significativo di cittadinanza tedesca. La rinascita della città non è solo dovuta al fatto di essere nuovamente la capitale della Germania, ma anche al sorgere di numerose iniziative economiche in larga parte lontane dalle attività manifatturiere tradizionali come l’informatica ma anche nei settori del terziario in genere e del turismo, ove Berlino è divenuta la terza meta tra le capitali europee, e in misura minore dell’edilizia. Tale cambio di “marcia” dell’economia ha richiamato nuovi abitanti dalla Germania e dall’estero.

Prima di esaminare gli impatti della recente ondata di immigrazione italiana a Berlino pensiamo che sia utile dare uno sguardo, per ovvie ragioni forzatamente veloce, all’evoluzione dell’economia della città nel periodo post-unificazione, ovvero a partire dal 1991, anno in cui i dati della Berlino finalmente unificata sono disponibili per la prima volta, comparandoli con l’andamento economico da un lato di  tutta la Germania e dei “nuovi” Länder ex-DDR e, dall’altro, delle città tedesche più importanti, in modo da avere anche un raffronto più omogeneo rispetto a quello riferito a tutto il territorio della Germania.

Al momento dell’unificazione tedesca, nel 1990, quella che allora si chiamava ancora “Berlino Ovest” usciva da un lungo e difficile periodo in cui era stata fortemente sostenuta logisticamente e finanziariamente sotto forma di facilitazioni fiscali e trasferimenti dalla Repubblica federale, pur permanendo sotto un regime amministrativo distinto sulla base degli accordi tra le potenze vincitrici. In tale momento l’indice del prodotto lordo di Berlino ovest e il suo reddito disponibile per abitante a prezzi correnti (anno 1970  pari a 100) erano, rispettivamente, del 7,5% e del 6% inferiori a quelli della Germania federale. Il numero degli abitanti, di poco superiore a 2,1 milioni, era praticamente invariato rispetto a venti anni prima, dopo essere sceso sotto i due milioni all’inizio degli anni ottanta,  mentre la Germania federale mostrava un incremento del 4% nello stesso periodo. Le statistiche di Berlino unita del 1992 mostrano un apporto di circa 1,3milioni di abitanti da parte di Berlino est.

Nel periodo immediatamente successivo all’unificazione, come si può vedere nel grafico 7.1 (indice su base 1991 = 100), la dinamica del prodotto lordo della neo capitale tedesca approfitta della crescita innestata da pesanti investimenti nei nuovi Länder ed  è superiore a quella del paese. Ma il periodo di crescita è breve e dura solo fino a metà circa degli anni novanta quando la tendenza si inverte e la differenza tra l’indice a prezzi costanti del prodotto lordo della Germania e quello di Berlino mostra valori positivi crescenti (ovvero: indice per la Germania superiore a quello di Berlino). Solo a partire dalla metà del decennio scorso l’indice di Berlino riesce a riprendersi seguendo fondamentalmente l’evoluzione di quello tedesco, beneficiando peraltro di una minore caduta all’avvento della crisi economica nel 2008 grazie alla maggiore componente della spesa meno sensibile all’andamento della congiuntura, ad esempio della mano pubblica.

Grafico7.1.Evoluzione indice del PIL a prezzi costanti tedesco e berlinese (1991 = 100).Grafico.7.1Fonte: rielaborazione su dati Destatis e Ufficio statistico di Berlino-Brandeburgo

Il grafico seguente (grafico 7.2, ove la base 100 viene fatta coincidere con il 1996) mette bene in evidenza la relazione tra l’andamento della crescita di Berlino con quella dei nuovi Länder . La cesura a metà degli anni novanta portò nei nuovi Länder, a una brusca riduzione del tasso di crescita che scese dal 12% a meno del 2% nel periodo 1994-97, mentre a Berlino si riscontrò un andamento addirittura negativo. Nel 1995 il PIL berlinese si ritrovò quindi, dopo un periodo di moderata caduta, di nuovo al livello che mostrava al momento dell’unificazione.

Grafico 7.2. Evoluzione indice del PIL di Berlino vs. Germania e nuovi Länder (1996= 100)Grafico.7.2Fonte: rielaborazione su dati Destatis e Ufficio statistico di Berlino-Brandeburgo

È facile vedere in entrambi i casi un nesso tra l’inversione di tendenza della crescita e la forte riduzione degli investimenti, che nel periodo successivo alla unificazione erano stati forzati anche per potere far fronte ai fabbisogni urgenti di una infrastruttura fatiscente lasciata in eredità dalla Repubblica Democratica nonché alle esigenze di Berlino, nuova capitale. A tale evoluzione non erano estranei i vincoli di bilancio dello Stato tedesco che proprio in quel periodo si trovò a infrangere le regole di Maastricht con un deficit del bilancio statale oltre al 3%. Il grafico 7.3 mostra come, dopo un picco nel 1997, gli investimenti a Berlino subirono un rapido dimezzamento nei sei anni successivi. Il grafico 7.3 mostra anche la forte dipendenza degli investimenti dal settore delle costruzioni, altro indice del forte intervento pubblico.

Grafico 7.3.Evoluzione degli investimenti lordi a Berlino e loro percentuale sul PILGrafico.7.3Fonte: rielaborazione su dati Ufficio statistico di Berlino-Brandeburgo

L’andamento nei nuovi Länder è stato ancora più drammatico come si può vedere nel grafico 7.4, ove il rapporto tra gli investimenti lordi e il PIL raggiunse un massimo del 50% circa nel 1994. Nel triennio seguente l’inizio del processo di riduzione, nel 1995, del livello degli investimenti, ovvero due anni prima della loro inversione di tendenza a Berlino, il tasso di crescita dell’economia, come accennato sopra, cadde dal 12% a meno del 2%. È possibile immaginare, in particolare attraverso la domanda aggregata, un rafforzamento vicendevole dell’andamento delle economie geograficamente contigue di Berlino e dei nuovi Länder.

Grafico 7.4: Nuovi Länder – Investimenti lordi e loro percentuale sul prodotto lordo a prezzi correnti Grafico.7.4Fonte: Volkswirtschaftliche Gesamtrechnung der Länder (Contabilità unificata dei Länder)

Si cercherebbe invano nel seguente grafico 7.5 una corrispondenza chiara tra i movimenti migratori e l’evoluzione del PIL a Berlino come invece è evidenziato dal grafico 5.1 dell’intervento 5 relativamente alla Germania intera. Il quadro è complicato dal processo di aggiustamento della struttura economica di Berlino innestatosi a partire dal momento dell’unificazione che appare avere avuto termine alla metà del decennio scorso allorché i movimenti delle due curve hanno preso ad andare in sincronia, incluso il momento di crisi nel 2008-09 che, come già detto sopra, colpì la capitale tedesca in misura minore del paese.

Interessante è anche notare che la popolazione di cittadinanza tedesca ha mostrato una mobilità sensibilmente maggiore a quella degli stranieri (il suo saldo è dato dalla differenza tra la linea rossa e la linea verde). Mentre il saldo dei secondi mostra un valore negativo nel solo 2009, anno di crisi, il saldo della popolazione tedesca è negativo – e di un profondo rosso nel 1997: ben  – 29 mila persone – fino al 2007 allorchè il saldo fu positivo per sole 2mila persone circa. Anche questi dati, che possono apparire sorprendenti in un primo momento, trovano la loro spiegazione nelle modificazioni problematiche della struttura economica di Berlino.

Grafico 7.5.Confronto tra la curva del PIL di Berlino e i movimenti migratoriGrafico.7.5Fonte: rielaborazione su dati Ufficio statistico di Berlino-Brandeburgo

La tabella seguente (tabella 7.1) mostra le modificazioni avvenute nel tessuto economico di Berlino a partire dell’unificazione  sulla base dell’evoluzione della composizione del valore aggiunto lordo della città. Per un paragone sono evidenziati anche i dati di tre città tedesche comprese tra le cinque più grandi della Germania. È evidente una forte spinta alla terziarizzazione, particolarmente forte negli “altri servizi”. Le altre città mostrano vocazioni diverse: Francoforte quale centro finanziario grazie alle banche, Amburgo quale città commerciale grazie al porto, Monaco con un portafoglio equilibrato che riproduce più da vicino tra le quattro città i valori del paese. Significativa è la differenza dei valori degli “altri servizi” mostrati dalle tre città rispetto a quello di Berlino.

Tab. 7.1.Composizione percentuale del valore aggiunto lordo a prezzi correntiFonte: Vari uffici statistici, Destatis, 2014.Fonte: Vari uffici statistici, Destatis, 2014.

Per comprendere meglio l’evoluzione del tessuto economico di Berlino si possono analizzare i dettagli disponibili delle varie posizioni principali come mostra la seguente tabella 7.2. Le crescite più vivaci sono evidenziate dal settore delle costruzioni e dal settore alberghiero e della ristorazione grazie a un’ attività turistica in forte aumento, ma partendo da percentuali relativamente basse rispetto al valore aggiunto totale di Berlino. Degna di nota e in sintonia con la crescita dell’attività edilizia è la percentuale elevata dei servizi di intermediazione immobiliare che sono anche caratterizzati da una discreta dinamica. Ciò non sorprende in una città che ha attirato recentemente molti capitali nel settore immobiliare e ove le commissioni di intermediazione possono essere considerate proibitive (7,14% del prezzo di vendita rispetto alla metà prevalente nel resto della Germania).

Da segnalare in particolare è anche la forte attività nel settore dell’informatica e comunicazione. Berlino è una città contraddistinta da numerose start-up’s in questo settore. Infine, tra i servizi è elevata in particolare la dinamica delle spese per l’istruzione e la salute.

Tab. 7.2. Berlino, percentuali sul totale del valore aggiunto lordo di settori selezionati ed evoluzione dei rispettivi indici Tab.7.2Fonte: Ufficio statistico di Berlino-Brandeburgo

Nel prossimo intervento cercheremo di analizzare gli effetti dell’evoluzione economica di Berlino su prezzi, la produttività, l’occupazione e le retribuzioni in modo da evidenziare gli aspetti che contribuiscono all’attrazione della città per chi viene da fuori.

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6. L’emigrazione italiana a Berlino: forte accelerazione dal 2010

L’emigrazione italiana a Berlino, come e più che nel resto della Germania, ha subito una forte accelerazione negli ultimi quattro anni. Berlino ha beneficiato della propria posizione di capitale di una Germania unificata e di altri fattori che, con ritardo rispetto ad altre città tedesche, hanno attratto una crescente immigrazione sia di comunità estere sia, fatto chiave, di nuovi residenti di cittadinanza tedesca.

Dopo avere prevalentemente dedicato negli interventi precedenti la nostra attenzione al quadro generale dell’emigrazione italiana in Germania, passiamo ad analizzare brevemente la sua evoluzione a Berlino. Come detto in altra sede, la popolazione italiana nella capitale tedesca sarà l’argomento centrale del nostro blog.

I dati dell’Ufficio statistico di Berlino – Brandeburgo mostrano appieno l’accelerazione dell’emigrazione italiana degli scorsi quattro anni, superiore a quella mostrata nella metà degli anni novanta, anch’essi caratterizzati da un andamento insoddisfacente dell’economia del nostro paese. L’utilizzo dei dati dell’Ufficio statistico di Berlino e Brandeburgo è preferibile rispetto a quelli dell’Ufficio centrale tedesco di statistica (Destatis) poiché questi ultimi non tengono conto, per ragioni tecniche altrove specificate, delle registrazioni degli ultimi anni se non provenienti da fonti diverse da quelle dell’Ufficio statistico berlinese.

Grafico.6.1. Evoluzione della popolazione italiana a Berlino dal 1998 al 2013.Fonte: Amt für Statistik Berlin-BrandenburgFonte: Amt für Statistik Berlin-Brandenburg

La dinamica della popolazione di cittadinanza italiana a Berlino, che ha portato il suo numero a superare le 22mila unità alla fine del 2013 (Grafico 6.1), si è rivelata maggiore sia della popolazione residente totale sia di quella di cittadinanza non tedesca come viene evidenziato dal Grafico 6.2. La quota dei residenti italiani su tutta la popolazione straniera ha raggiunto alla fine del 2013 un massimo del 4,2%, raddoppiando quasi il valore dell’inizio degli anni novanta, e dello 0,7% sul totale della popolazione residente, più del doppio del valore nel 1992. Anche negli anni precedenti al 2010 la quota degli italiani residenti a Berlino aveva mostrato un aumento, anche se più debole, a causa della sostanziale stagnazione sia della popolazione di cittadinanza tedesca sia di quella straniera (Tabella 6.1).

Grafico.6.2. Percentuale della popolazione residente italiana sul totale e sulla popolazione estera a BerlinoGrafico.6.2. % della popolazione residente italiana sul totale e sulla popolazione estera.Fonte: Amt für Statistik Berlin-Brandenburg

È interessante notare che la dinamica della popolazione di cittadinanza italiana sia tra le maggiori a Berlino e inferiore solo a quella di paesi dell’est europeo quali la Romania e la Bulgaria o della Spagna (Tabella 6.1). Non è sorprendente constatare che questi  paesi siano tra i più colpiti dalla recente crisi economica che può essere anche essere considerata responsabile della forte accelerazione della crescita media degli stranieri residenti che passa dallo 0,5% annuo nel periodo 2000-2010 al 5,6% nei tre anni seguenti.

Come nei dati della statistica nazionale la comunità turca si muove in controtendenza mostrando una diminuzione da 127mila residenti nel 2000 a 100mila nel 2013, in parte imitata da quella dei paesi dell’ex-Jugoslavia. Anche a Berlino la riduzione della popolazione turca deve essere vista tenendo conto dell’alto numero delle naturalizzazioni che sono ammontate nel periodo 2007-2012 a 11.229 persone, rappresentando ben il 28% di tutte le naturalizzazioni della capitale.

Tab.6.1.Composizione della popolazione residente di Berlino secondo il paese di origine.Fonte: Amt für Statistik Berlin-BrandenburgFonte: Amt für Statistik Berlin-Brandenburg

È importante inquadrare l‘evoluzione demografica berlinese nell’ambito più vasto dei movimenti migratori in Germania. Pur tenendo conto della correzione negativa per una sovrastima apportata in seguito ai risultati del censo del 2011, si può dire sulla base dei dati di Destatis che la popolazione di cittadinanza tedesca abbia subito dagli anni novanta una quasi costante riduzione annua di 100mila unità circa, mentre gli stranieri, dopo un periodo di lieve diminuzione a partire dal 1995 pari in media a circa 20mila unità all’anno, hanno ripreso a crescere fortemente negli anni successivi al 2011 al ritmo annuo di circa 300mila unità. È utile qui ricordare come la crescita dell’economia tedesca abbia mostrato un andamento sostanzialmente debole negli anni novanta fino alla metà del decennio scorso.

La popolazione delle maggiori città tedesche (Tabella 6.2) ha invece segnato nel periodo di osservazione un aumento dei residenti sia di cittadinanza tedesca sia di quella straniera con l’eccezione delle città del bacino della Ruhr (Essen e Dortmund) che hanno mostrato nel periodo 2000-2013 una flessione continuando a risentire della conversione industriale conseguente alla crisi dell’industria pesante.

Particolarmente dinamica è stata l’evoluzione della popolazione di Monaco grazie a un andamento dell’econopmia particolarmente favorevole, seguita per ragioni analoghe da quelle di Stoccarda e Francoforte. Non è un caso che in tutte e tre le città, situate nel meridione della Germania, si sia assistito anche a un consistente aumento dei residenti di cittadinanza tedesca attratti dalle occasioni di lavoro e di vita – nel caso di Francoforte e Stoccarda anche più forte dell’aumento dei residenti stranieri, contrariamente all’andamento globale nel paese.

Tab.6.2.Sviluppo demografico delle 10 maggiori città tedesche.Fonti: Uffici statistici div. Città, Destatis, 2014.Fonti: Uffici statistici di diverse città, Destatis, 2014.

Il caso di Berlino si differenzia dagli altri poiché la sua crescita è riconducibile a fattori sostanzialmente diversi rispetto a quelli di cui ha prevalentemente beneficiato il meridione della Germania. Tali fattori possono essere identificati con l’essere divenuta la capitale della Germania unificata e con un ritorno di crescita tardivo rispetto alle città del meridione perché indotto, in assenza di un forte tessuto industriale, da attività del settore terziario, dell’edilizia – questa in parte sostenuta dalla forte spesa della mano pubblica –  e dalla vitalità crescente di iniziative nel settore delle piccole imprese. Occorre ricordare qui come la città abbia fortemente sofferto durante tutto il periodo della divisione tedesca. Solo forti incentivi fiscali e altri aiuti avevano artificialmente tenuto in vita Berlino Ovest mentre la parte orientale subiva tutte le conseguenze dell’irreparabile declino economico della Repubblica Democratica.

Come mostra il grafico 6.3 Berlino perdette abitanti di cittadinanza tedesca fino alla metà del decennio scorso. Soprattutto nel periodo iniziale dopo l’unificazione tale perdita di abitanti fu particolarmente forte e crescente fino al 1997 a mano a mano che le numerose e corpose facilitazioni fiscali venivano progressivamente abolite.  Solo a partire dal 2006 il saldo divenne positivo con un massimo nel 2010 superiore alle 14mila persone.

Tab.6.3.Movimento migratorio della popolazione tedesca di Berlino, serie storica.Fonte: Amt für Statistik Berlin-BrandenburgFonte: Amt für Statistik Berlin-Brandenburg

Nel prossimo intervento vedremo di occuparci  dell’evoluzione economica di Berlino prima di dedicarci più in dettaglio all’immigrazione italiana a Berlino e, nella misura concessa dai dati accessibili pubblicamente, ai cambiamenti che essa ha provocato nella struttura della propria popolazione residente in modo da capirne meglio le cause.

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5. Il contesto generale dell’immigrazione in Germania

L’immigrazione in Germania ha mostrato un andamento vario caratterizzato da picchi corrispondenti al periodo del miracolo economico, alla caduta della cortina di ferro e all’ultima crisi economica. I movimenti migratori delle diverse comunità avvengono in maniera sfasata e, per certi versi in modo concorrenziale. L’aspetto positivo è che la maggiore mobilità corrisponde anche a una maggiore apertura della società.

In questo intervento si vuole dare un breve quadro generale del fenomeno dell’emigrazione in Germania a partire dal secondo dopoguerra in modo da permettere una migliore comprensione dell’emigrazione italiana in un contesto più ampio.

Il grafico 5.1 mostra l’andamento migratorio in Germania a partire dal 1950. Si possono distinguere quattro periodi principali facendo riferimento alla scheda della crescita del prodotto interno lordo. Il primo coincide con il periodo del miracolo economico che, superata la caduta della congiuntura economica a metà degli anni sessanta, termina all’inizio degli anni settanta con il primo shock petrolifero (novembre 1973). Questo è il periodo del ricorso alla manodopera straniera nelle fabbriche al fine di ovviare a una penuria di risorse umane e quindi, con l’eccezione della detta caduta a metà degli anni sessanta, di progressivo aumento dell’imigrazione. Il secondo periodo, caratterizzato da un andamento economico più incerto caratterizzato da una “ Stagflation ” intermittente, copre quasi venti anni fino alla caduta della cortina di ferro che aprí le porte a un’ondata di immigrazione dall’est europeo in coincidenza con l’unificazione tedesca. Il periodo seguente, il terzo, fu caratterizzato da forti scompensi nell’economia causati anche da impegni finanziari crescenti per lo stato tedesco in dipendenza della ricostruzione nelle regioni dell’ex-DDR. La bassa crescita economica ridusse la forza d’attrazione della Germania che vide un riflusso parziale verso i paesi di origine delle comunità straniere (vedi anche grafico 5.3). Il quarto periodo si è aperto con la recente crisi economica cominciata alla fine del 2007. Tale periodo è caratterizzato da un ritorno vivace dell’immigrazione sostenuto fondamentalmente dal differenziale di crescita economica tra la Germania e altri paesi europei più che dal tasso di crescita tedesco in sé che permane su livelli modesti.

È significativo osservare che l’aumento del flusso migratorio del quarto periodo avviene in controtendenza, ovvero in una situazione di quasi stagnazione economica al contrario di quanto avvenuto nei periodi precedenti. Ciò induce a pensare che siano stati il differenziale di crescita, malgrado la modestia della “performance” economica del “primo della classe”, e il deciso peggioramento della situazione sociale nei paesi più deboli a causare l’impennata dei flussi migratori.

Grafico.5.1. Movimenti migratori in Germania a confronto con lo sviluppo del PIL.Fonte: Destatis – PIL calcolato a prezzi costantiFonte: Destatis – PIL calcolato a prezzi costanti

Il grafico 5.2 mostra i saldi migratori di tre delle maggiori comunità estere in Germania, ovvero di quella turca, polacca e italiana. Come si può agevolmente constatare, la scomposizione nei movimenti di singole comunità mette in luce come il movimento globale sia la somma di onde di immigrazione sfasate nel tempo, ove la sfasatura dipende principalmente dalla situazione economica del paese di origine, che appare quindi essere il primo vero motore dei movimenti migratori. All’onda dell’immigrazione italiana che si calma progressivamente a partire dalla metà degli anni sessanta in corrispondenza del maggiore benessere raggiunto in quell’epoca dal nostro paese seguono quelle ancora più robuste dalla Turchia, a partire degli anni settanta, e dalla Polonia. L’impennata della curva del saldo migratorio dalla Polonia rende plasticamente l’effetto causato dalla disintegrazione del blocco sovietico alla fine degli anni ottanta. Anche la comunità turca, come quella italiana in precedenza, mostra una evidente riduzione della dinamica nel tempo del flusso migratorio da mettere in relazione con le migliorate condizioni economiche del paese di origine.

Occorre infine osservare che si può immaginare un certo effetto di sostituzione tra i vari flussi in ragione del costo relativo della manodopera quale fattore che contribuisce allo sfasamento temporale a cui si accenna sopra.

Grafico.5.2. Saldo migratorio delle comunità estere più rappresentative in Germania.Fonte: Destatis, 2014.Fonte: Destatis, 2014.

L’andamento relativo alle singole comunità può essere classificato, sulla base dei dati quantitativi statistici, secondo una tipologia che distingue tra le seguenti origini:

– Paesi europei  di vecchia immigrazione (paesi mediterranei, in prima linea)
– Paesi di immigrazione più recente (Asia minore ed est europeo)
– Paesi di immigrazione di “occasione” (altri paesi di lingua tedesca, nord Europa)

Grafico.5.3. Comunità originarie di paesi mediterranei.Fonte: Destatis, 2014.Fonte: Destatis, 2014.

L’andamento delle curve dei paesi mediterranei presenta caratteristiche comuni, tra cui il raggiungimento di un plateau all’inizio degli anni settanta a cui fa seguito un periodo altalenante con l’eccezione della Spagna che mostra uno sviluppo chiaramente riflessivo fino all’inizio della presente crisi economica. Occorre inoltre tenere conto, in particolare per l’Italia e la Grecia, di una correzione negativa dei dati nel 2004 a seguito del censimento condotto nel 2001. È bene anche ricordare la sottostima, nelle statistiche federali di Destatis, della recente ripresa dell’immigrazione da paesi EU per le ragioni esposte nell’intervento 3 che tratta dei processi di registrazione dei dati statistici.

Grafico.5.4. Comunità originarie di paesi dell’est europeo e della Turchia.Fonte: Destatis, 2014.

Fonte: Destatis, 2014.

Il quadro del secondo gruppo presenta uno sviluppo fondamentalmente differente a quello del primo. Mentre le curve dei paesi dell’ex-blocco sovietico mostrano un andamento simile e sostanzialmente progressivo con un’accelerazione negli ultimi cinque anni, la Turchia e la ex-Jugoslavia seguono un’evoluzione difforme. Mentre la comunità turca fa vedere, dopo un lungo periodo di crescita sostanzialmente costante, una sensibile riduzione lineare a partire dalla fine degli anni novanta , i dati dei paesi ex jugoslavi recano l’impronta puntuale di traumi quale lo smembramento dello stato centrale.

Grafico.5.5. Comunità originarie di paesi del nord Europa e paesi di lingua tedesca.Fonte: Destatis, 2014.Fonte: Destatis, 2014.

L’andamento generalmente positivo delle curve relative al terzo gruppo di paesi sembra suggerire una spiegazione legata a un incremento generale della mobilità in seguito all’apertura progressiva delle società europee al contributo di risorse umane da altri paesi. L’emigrato non fuggirebbe da una situazione difficile nel proprio paese, come è il caso prevalente dei primi due gruppi, ma perseguirebbe in generale opportunità più favorevoli per il proprio futuro.

Non sarebbe quindi un caso che anche il saldo migratorio in Germania della popolazione di cittadinanza tedesca sia negativo. Secondo le statistiche di Destatis, nel periodo 2008-2013 circa 880mila persone hanno lasciato la Germania, ovvero circa 197mila persone (pari al 22%) in più di quelle che vi hanno fatto ritorno. Pur tenendo conto che una parte dei movimenti migratori si riferiscono a tedeschi con Migrationshintergrund (con “componente migratoria”; tale gruppo include anche le persone che hanno acquisito la cittadinanza tedesca, sovente quale doppia cittadinanza) il riferimento a una maggiore apertura e permeabilità della società appare, in attesa di migliore riscontro, una spiegazione plausibile.

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4. La distribuzione diseguale dell’emigrazione italiana verso la Germania

I dati statistici mostrano una ripartizione differenziata della popolazione italiana a seconda della regione tedesca, con prevalenza di quelle meridionali e di quelle a maggiore attività industriale. Tale ripartizione rimane relativamente costante nel tempo – sia nella fase di riflusso della popolazione italiana fino al 2009-10 sia nel periodo successivo di rinnovata espansione.

Nei primi due interventi abbiamo esaminato i dati dell’emigrazione italiana vista nella sua globalità e in relazione alla Germania quale sua destinazione. In questo quarto intervento intendiamo mostrare come l’emigrazione italiana si sia ripartita sul suolo tedesco e, in particolare, come l’ultima ondata che ha avuto inizio con la recente crisi economica si sia sovrapposta all’emigrazione di vecchia data risalente al periodo del dopoguerra fino agli anni settanta senza peraltro cambiarne sostanzialmente la distribuzione geografica, almeno fino ad oggi.

Non è facile usare le varie fonti statistiche disponibili. Come spiegato nell’intervento precedente, esistono forti discordanze tra i dati forniti dalle fonti federali e dei Länder da una parte e quelli dei comuni dall’altra (Grafico 4.1). È possibile tuttavia ricavare, malgrado i problemi e tenendo presente la crescente sottostima dei dati federali sugli immigrati a partire dall’inizio della crisi economica, un quadro abbastanza preciso delle dinamiche.

Grafico 4.1. Divergenza percentuale tra i dati dell’Ufficio statistico di Berlino (locali) e di Destatis (federali) relativi alla popolazione di Berlino

Fonti: Destatis, Amt für Statistik für Berlin-Brandenburg, 2014

Quale conseguenza del carattere fortemente decentrato, rispetto ad altri paesi come la Grecia e anche l’Italia, della ripartizione geografica della popolazione in Germania la nostra emigrazione si è distribuita con andamento inversamente decrescente rispetto alla lontananza dal luogo di origine. Quasi metà degli emigrati italiani vive nella parte sud-occidentale (Baviera e Baden-Württemberg), mentre i Länder (cfr. mappa a fondo pagina) nord-occidentali ospitano meno del 10% del loro totale. I Länder della ex Germania Democratica, isolati quasi ermeticamente dalla cortina di ferro negli anni del boom dell’emigrazione italiana del dopoguerra, mostrano al termine del 2012 una quota tuttora trascurabile, poco più dell’1%, molto al di sotto di quella relativa alla popolazione locale sul totale tedesco pari al 16% circa.

Un’altra chiave di lettura viene data dall’attrazione esercitata dalle zone industriali. Qui va, ad esempio, probabilmente ricercata la spiegazione della maggiore presenza degli emigrati italiani nel Baden-Württemberg, caratterizzata anche da una forte presenza tradizionale di piccole e medie imprese, rispetto alla Baviera: 1,5% del totale della popolazione locale rispetto allo 0,6% . Tale fattore contribuisce anche a spiegare perché ben l’81% degli italiani in Germania risiedesse alla fine del 2012 in quattro Länder (Baden-Württemberg, Baviera, Nordrhein-Westphalen e Assia) contro il 58% della popolazione tedesca.

La distribuzione della popolazione globale e italiana alla fine del 2012 è mostrata nella seguente tabella 4.1 con un confronto rispetto al 1998 e al 2010. Poiché solo Destatis fornisce dati completi per Land, l’analisi è condotta su tale base.

Tab.4.1 La distribuzione della popolazione globale e italiana alla fine del 2012 .

Fonte: Destatis, 2014
Fonte: Destatis, 2014

Nell’ultimo quindicennio si sono verificate alcune modificazioni del quadro che possono essere così descritte brevemente:

  • Un primo periodo dal 1998 al 2010 vede la forte riduzione della popolazione italiana in tutti i Länder  con la notevole eccezione di Berlino, ove la popolazione cresce quasi del 30%, partendo peraltro da un livello relativamente basso. La popolazione italiana residente in Germania passava, secondo le statistiche di Destatis, da 612mila a 518mila unità a fronte di un andamento pressoché costante della popolazione globale. Tenendo conto di una correzione statistica negativa effettuata nei dati Destatis del 2004 relativamente ai residenti italiani in Germania (grafico 2.1, intervento 2) stimabile nell’ordine di circa 45mila persone, il numero dei residenti italiani in Germania mostrava nel 2010 una riduzione di quasi il 9% rispetto al 1998 (15% circa senza tenere conto della correzione).
  • Un secondo periodo a partire del 2010 durante il quale, come già osservato negli interventi precedenti, la tendenza per la popolazione italiana si inverte e la popolazione torna a crescere, mentre la popolazione globale continua a diminuire, seppure più lentamente grazie al contributo dell’immigrazione non italiana. Come descritto nella nota 1, occorre tenere conto di una probabile sottovalutazione della crescita nelle statistiche di Destatis di questo decennio. Tale effetto però è difficilmente stimabile sulla base delle informazioni attuali in nostro possesso .
  • La distribuzione tra i Länder della popolazione italiana mostra modifiche marginali nell’ultimo quindicennio, con l’eccezione di Berlino, ove i residenti italiani aumentano del 31% (il dato dell’Ufficio dell’anagrafe è considerevolmente più alto: + 53%; + 76% al 31.12.2013). La presenza italiana a Berlino rimane tuttavia ancora notevolmente inferiore sia in termini percentuali sul totale della popolazione sia in termini assoluti rispetto alle zone con forte presenza industriale (Baden-Württemberg e Nordrhein-Westfahlen).
  • Lla perdita di abitanti nei nuovi Bundesländer subisce un’accelerazione nel periodo considerato (depurati dei dati di Berlino). A fronte di una riduzione totale del 3,9% nel periodo 1991-1998, corrispondente a un tasso annuo negativo dello 0,49%, il periodo 1998-2010 mostra un’ulteriore riduzione dell’8,2%, corrispondente a un tasso annuo negativo dello 0.79% che sale all’1,3% negli anni 2010-2012.

I dati delle dieci maggiori città tedesche (tabella 4.2) mostrano valori percentuali prossimi a quelli dei rispettivi Länder. Questo fatto può essere considerato  una conseguenza anch’esso della struttura geograficamente decentrata della Germania.

Tab.4.2 Confronto popolazione locale e popolazione italiana nelle dieci maggiori città – dati al 31.12.2013.

Fonte: Rielaborazione propria su dati AMT dei Länder
Fonte: Rielaborazione propria su dati AMT dei Länder

Nel prossimo intervento cercheremo di confrontare brevemente la nostra emigrazione con quella di altri paesi, prima di dedicare l’attenzione al nostro obiettivo principale, Berlino.

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Carta geografica dei Länder tedeschi

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3. Le regole di registrazione presso le anagrafi e il trattamento dei dati in Germania e in Italia: fonti di divergenze tra le statistiche

I dati statistici forniti dalle varie fonti in Italia e Germania presentano notevoli differenze che divengono particolarmente sensibili in situazioni di maggiore mobilità delle persone. Alla base di tali differenze sono, tra l’altro, i diversi criteri di raccolta dei dati e del loro utilizzo. Le differenze sono però di difficile lettura. 

Il fatto che differenti fonti siano utilizzate per la raccolta dei dati relativi ai movimenti demografici senza che avvenga, apparentemente, una quadratura e che si utilizzino sovente criteri differenti fanno si che nascano divergenze tra i dati, sovente considerevoli. Desideriamo esporre qui brevemente le differenze a nostro avviso più importanti tra le varie statistiche.

Cominciamo con la Germania. Per il residente esiste l’obbligo generale di segnalare presso l’anagrafe competente (“Meldebehörde”) la propria residenza in un appartamento entro, a  seconda del Land, una o due settimane dalla sua presa di possesso. Poiché è permesso in Germania mantenere più di una residenza, chi si registra deve specificare quale abitazione sia la principale nel caso di utilizzo di più abitazioni. Per una seconda abitazione, però, si è esenti dalla registrazione se il periodo di utilizzo non supera una durata di sei mesi – due mesi se l’abitazione principale si trova all’estero.

Per il cittadino straniero valgono però regole diverse che vengono disciplinate dalla Legge federale sul soggiorno (Aufenthaltsgesetz – AufenthG). Queste prevedono la richiesta di un permesso di soggiorno e, in casi specifici, un visto per l’entrata nel paese. In tale contesto, la posizione dei cittadini di provenienza da paese EU viene esentata da tale legge sulla base dell’articolo 1 e disciplinata invece dalla Legge federale sulla libertà di circolazione (Freizügigkeitsgesetz – FreizügG) che prevede un periodo libero di permanenza in Germania di tre mesi a condizione del possesso di un valido documento di identità. Dopo tale periodo la registrazione è obbligatoria, salvi naturalmente gli obblighi ai sensi della Legge sulla registrazione  in caso ad esempio di locazione di un appartamento.

Le registrazioni presso le anagrafi sono trasmesse ai vari  Uffici statistici dei vari comuni e Länder (ad es. per Berlino e il Brandeburgo: Amt für Statistik Berlin-Brandenburg, che gestisce separatamente i dati statistici per i due Länder) in chiave anonima. È importante tenere presente che occorre evitare l’errore di doppi conteggi quando residenze sono registrate in uffici dell’anagrafe differenti. Occorre peraltro anche ricordare che le statistiche degli uffici dell’anagrafe locali soffrono del mancato rispetto dell’obbligo della cancellazione da parte di chi lascia il proprio comune di residenza. Tale fenomeno porta a una sovrastima che viene corretta puntualmente e che bilancia in misura non nota il fenomeno della mancata registrazione.

A livello centrale le statistiche sulla popolazione sono tenute dall’Istituto federale di statistica di Wiesbaden (DestatisStatistisches Bundesamt). Per quanto riguarda le statistiche sugli stranieri (Ausländerstatistik) la sua fonte è rappresentata dal Registro centrale degli stranieri di Norimberga (Ausländerzentralregister – AZR), una banca dati che viene tenuta dall’Ufficio federale per la migrazione e i rifugiati di Norimberga (Bundesamt für Migration und Flüchtlinge – bamf), il quale riporta al Ministero degli interni. A sua volta il Registro centrale si avvale come fonte per l’approvvigionamento dei dati di circa 560 Uffici per gli stranieri (Ausländerbehörden ovvero Ausländerämter) che hanno responsabilità amministrativa per quanti non hanno passaporto tedesco e risiedono stabilmente in Germania. Tali Uffici riportano ai rispettivi Länder di appartenenza e non all’amministrazione federale.

È importante tenere presente che le statistiche dell’AZR si differenziano da quelle delle anagrafi locali poiché contengono solo persone con una stabile residenza e sono quindi tendenzialmente più basse. Tale differenza tende ad aumentare in situazioni di maggiore mobilità della popolazione, come avvenuto in coincidenza con la recente crisi economica. Ci occuperemo in un prossimo intervento di tale differenza, che è particolarmente alta nel caso dei cittadini EU, arrivando sorprendentemente in taluni casi a superare il  50%. Tra le cause delle crescenti differenze alcuni fanno riferimento all’abolizione all’inizio del 2013 della conferma della mobilità di circolazione (Freizügigkitsbescheinigung – che aveva sostituito nel 2004 il permesso di soggiorno, l’Aufenthaltserlaubnis-EG) per le persone di cittadinanza EU. Tale documento veniva richiesto quale conferma della liceità della residenza in Germania in caso di controllo e non rappresentava quindi in sé una concessione di permesso. Dato che i singoli Uffici per gli stranieri applicano regole diverse a seconda del Land di appartenenza, i processi sono poco trasparenti. Si registra anche la non utilizzazione della fonte rappresentata dalle anagrafi comunali.

Sul versante italiano le cose sono più lineari ma non altrettanto semplici da interpretare.

l’Italiano che si è trasferito in Germania o in altro paese estero ha l’obbligo per legge ( n. 470 del 27.10.1988) di iscriversi all’Aire – Registro degli Italiani residenti all’estero qualora la permanenza prevista sia superiore ai dodici mesi. La registrazione deve avvenire entro i 90 giorni dall’espatrio. Tale obbligo riguarda anche gli Italiani nati all’estero e da sempre residenti fuori d’Italia come pure chi acquisisce la cittadinanza italiana in paese estero. Il registro viene tenuto presso il comune di ultima residenza italiana .

Un aspetto sovente critico per la persona che lascia l’Italia è che con l’iscrizione all’Aire va perso, tra altre cose, il diritto all’assistenza medica italiana. Ciò porta a difformità di comportamento da parte degli espatriati rispetto alle disposizioni e quindi a una distorsione delle statistiche.

Come si è mostrato in un precedente intervento, le statistiche Aire presentano valori più elevati rispetto a quelli dell’Istituto federale di statistica tedesco. Tale differenza ha superato recentemente il 25%. Ciò sorprende se si considera che la durata della residenza all’estero per l’iscrizione all’Aire è ben maggiore rispetto a quella richiesta dalle autorità tedesche e che la distorsione dovuta alla mancata iscrizione al fine di non perdere il supporto assistenziale italiano conseguente alla iscrizione all’Aire dovrebbe portare a una sottostima dei dati statistici.

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2. L’emigrazione italiana verso la Germania: una nuova fase?

Dopo un lungo periodo di riflusso e di invecchiamento della comunità italiana residente in Germania che è seguito all’esodo dei Gastarbeiter negli anni ’50-’60 e a partire dall’inizio della recente crisi economica, una nuova fase sembra aprirsi. I dati statistici suggeriscono da soli che il nuovo trend sia destinato a durare. 

Esistono discordanze tra le fonti statistiche da cui attingere dati e informazioni sull’emigrazione italiana verso la Germania. Ogni fonte presenta purtroppo aspetti critici che è bene segnalare. I dati a livello nazionale dell’Aire e di Destatis mostrano infatti un andamento fortemente divergente negli ultimi anni sulla base dei dati pubblici ottenibili sui rispettivi siti Internet e riportati nel grafico 2.1. L’andamento di Destatis è sostanzialmente riflessivo  – con una correzione statistica evidente nel 2004 – e con una ripresa solo negli ultimi due anni, mentre l’Aire mostra un aumento quasi costante.

Grafico 2.1. Cittadini italiani residenti in Germania    (dati in migliaia).

Fonte: Rielaborazione dai Destatis e Aire, 2014
Fonte: Rielaborazione dai Destatis e Aire, 2014

Mentre i dati Aire presentano in generale incrementi non compatibili e in palese eccesso rispetto ai flussi migratori prodotti dalla stessa Anagrafe (incremento della popolazione italiana all’estero nel periodo 2006-12: 793mila, ovvero più di otto volte il saldo migratorio cumulato negli stessi anni pari a 94mila persone – grafico 1.1 nella precedente sezione), i dati Destatis sono fortemente in difetto rispetto a quelli forniti dagli uffici statistici dei Länder che si basano sulle anagrafi comunali. Stante la scarsa trasparenza delle fonti del Registro centrale degli stranieri, che è la fonte principale delle statistiche di Destatis, è difficile esprimere un giudizio definitivo sulla base delle sole evidenze rese pubbliche1. In ogni caso salta agli occhi l’andamento molto diverso delle due serie di dati.

Malgrado le incertezze sulla qualità dei dati, e considerando che l’accelerazione delle divergenze si è verificata in coincidenza della recente crisi economica, è tuttavia interessante mostrare l’andamento del flusso migratorio di lungo termine con l’Italia fornito dai dati Destatis (Grafico 2.1). A parte una probabile sottostima del flusso nell’ultimo quinquennio delle rilevazioni disponibili, le curve dovrebbero mostrare in modo sufficientemente attendibile l’evoluzione che ha portato a una progressiva riduzione delle migrazioni in entrambi i sensi. Considerando il carattere anticipatore del flusso di emigrazione verso la Germania rispetto a quello di immigrazione, si notano, anche qui con qualche differimento temporale, accelerazioni nei periodi di maggiore difficoltà del sistema economico italiano (due per l’esattezza) in un quadro tuttavia di tendenza chiaramente riflessivo. Tenendo conto della probabile sottostima dei valori di flusso nel periodo terminale della curva e del suo andamento continuo e progressivo nel tempo a partire del 2007, ci si deve porre il quesito se la recente impennata non rappresenti una rottura del trend precedente che lascia prevedere un ulteriore incremento del movimento migratorio negativo verso la Germania.

Grafico 2.2.Flussi migratori per la Germania dall’Italia 1974-2012

Fonte: Rielaborazione dati Destatis, 2014
Fonte: Rielaborazione dati Destatis, 2014

I dati relativi ai movimenti di persone di cittadinanza italiana da e per la Germania (Grafico 2.3) confermano, nel periodo purtroppo ridotto di osservazione, la lettura fornita dal movimento migratorio tra la Germania e l’Italia che include anche gli stranieri (grafico 2.2). La previsione, sulla base della conformazione della curva delle immigrazioni in Germania tuttora convessa dopo cinque anni dall’inizio del trend positivo e in considerazione dell’andamento fondamentalmente opposto delle curve di immigrazione e di immigrazione con l’eccezione dell’ultimo anno, è per una sua continuazione.

Grafico 2.3. Flussi migratori di Italiani da e per la Germania, serie storica.

Fonte: Rielaborazione dati Destatis, 2014
Fonte: Rielaborazione dati Destatis, 2014

A causa del fatto che l’emigrazione italiana verso la Germania è prevalentemente di vecchia data (come mostra anche il grafico 2.2) e del rigiro modesto della popolazione italiana in Germania – il rapporto tra i flussi del movimento e il numero degli Italiani residenti non supera il 5%, con l’eccezione del 2013 nel grafico 2.3 – si assiste a un progressivo e considerevole allungamento nel tempo della residenza media degli abitanti di cittadinanza italiana in Germania (grafico 2.4): da 19,5 anni nel 1998 a 28,7 anni nel 2012 nei Länder occidentali(5). Tali valori sono largamente i più elevati tra i residenti di cittadinanza EU, avendo superato nella seconda metà dello scorso decennio anche i valori relativi ai cittadini spagnoli.

Grafico2.4. Permanenza media dei residenti Italiani in Germania, serie storica.

Fonte: Rielaborazione dati Destatis, 2014
Fonte: Rielaborazione dati Destatis, 2014

L’età media dei residenti italiani va ovviamente di pari passo con il periodo di residenza medio, come mostra il grafico 2.5. Nei Länder occidentali l’età media ha raggiunto oggi il livello dell’intera popolazione tedesca (circa 44 anni rispetto a 40 e mezzo circa alla fine del 1998). Per le considerazioni avanzate precedentemente, è probabile che il rallentamento della crescita dell’età media sia sottostimata nel periodo terminale dell’osservazione.

Grafico2.5 Età media dei residenti italiani in Germania, serie storica.

Fonte: Rielaborazione dati Destatis, 2014
Fonte: Rielaborazione dati Destatis, 2014

Nel prossimo intervento si cercherà di esaminare le diverse regole di registrazione in Germania e in Italia della popolazione residente. Tali differenze contribuiscono in maniera sensibile alle difformità dei dati statistici.

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1.Italia: di nuovo un paese di emigranti?

Al termine del boom economico l’emigrazione italiana entrò finalmente in un periodo di pausa. Parte degli emigrati ritornarono poco alla volta in Italia. La recente crisi sembra avere messo in moto un nuovo esodo che non riguarda più, come in passato, prevalentemente persone con bassa qualifica. A tale esodo corrisponde una ridotta immigrazione in Italia a suggerire una minore attrazione dell’Italia quale paese di residenza. 

Dopo un lungo periodo altalenante, il numero delle ”cancellazioni anagrafiche per l’estero” – ovvero delle emigrazioni registrate presso le anagrafi comunali che forniscono la base dei dati Istat –  ha subito in Italia un forte aumento in coincidenza con la recente recessione economica raggiungendo un picco di oltre 100mila unità nel 2012, cioè circa 68mila unità al netto delle emigrazioni di stranieri (Grafico 1.1). Un ulteriore consistente incremento è atteso per il 2013. A ciò si accompagna una sensibile riduzione delle immigrazioni, definite in termini tecnici “iscrizioni anagrafiche”. Queste scendono da 527mila unità nel 2007 a 351mila unità nel 2012, di cui rispettivamente 37mila e 29mila con riferimento a italiani provenienti  dall’estero – dato anch’esso in calo.

Si torna così a parlare dell’Italia, dopo un tempo relativamente lungo, come di un paese interessato da un processo di emigrazione.

Grafico 1.1.Cancellazioni e iscrizioni anagrafiche in Italia

Fonte: Rielaborazione dati Istat, 2014
Fonte: Rielaborazione dati Istat, 2014

Si è naturalmente ben lontani dai livelli altissimi registrati nell’’800 e nel ‘900. Ma si assiste a un processo che, diversamente dal passato in cui l’emigrato era il più delle volte provvisto di un’istruzione assai sommaria, potenzialmente impoverisce l’Italia di risorse umane qualificate poiché, analogamente ad altri paesi che più soffrono le conseguenze della crisi economica come la Spagna o la Romania, in modo crescente sono persone con elevato titolo di studio a emigrare.

Quasi 15mila laureati hanno lasciato l’Italia nel 2012, con un incremento medio annuo del 17% nel periodo 2002-2012 (Grafico 1.2), contro un flusso in entrata (e di rientro) di laureati costante nello stesso periodo e attestato sulle 5mila unità.

Grafico 1.2.Flusso migratorio degli  italiani laureati oltre i 25 anni di età

Fonte: Rielaborazione dati Istat, 2014
Fonte: Rielaborazione dati Istat, 2014

Sulla base di dati Istat, ben il 27,3% degli Italiani emigrati nel 2012 con un’età superiore ai 25 anni era almeno titolare di una laurea triennale contro un valore del 12% circa negli anni fino al 2012.

In altri termini (grafico 1.3): mentre tra i “diplomati” (persone con qualifica professionale o maturità) la percentuale di emigrati è stata approssimativamente pari a quella generale sulla popolazione italiana, i laureati  (incluse persone con un titolo superiore alla laurea) hanno mostrato un andamento di sovra-rappresentazione fortemente crescente.

Grafico 1.3.Percentuale di laureati e diplomati su popolazione italiana e su emigrati italiani

Fonte: Rielaborazione dati Istat, 2014
Fonte: Rielaborazione dati Istat, 2014

Considerando che sulla base dei dati Istat il numero di laureati in Italia è aumentato in media di circa 190mila unità negli ultimi cinque anni, ciò significa che quasi l’8% dei nuovi laureati cerca la via per l’estero. Tale dato, unitamente a quello della detta sovra-rappresentazione, è  naturalmente anche il riflesso di una maggiore apertura del nostro paese al mondo esterno. Tuttavia, tenendo conto che nel 2012 il saldo del flusso dei laureati con l’estero era negativo per 9mila unità e che assistiamo a una fase di aumento relativamente rapido di tale fenomeno migratorio, siamo in presenza di un’evoluzione significativa, a dispetto del fatto che una buona parte dei laureati si rechi tuttora all’estero principalmente per conseguire un miglioramento della preparazione professionale da mettere a profitto una volta di ritorno in Italia. La perdita di laureati cumulata nel periodo 2004-2012 ammonta a circa 30mila unità, a significare che un numero crescente di laureati lascia l’Italia per rimanere all’estero, attirato da migliori prospettive di lavoro e di remunerazione. Se è vero che tale perdita rappresenta in verità solo lo 0,5% circa della popolazione italiana dei laureati (circa 6,3 milioni alla fine del 2012 secondo i dati Istat), è tuttavia importante segnalare che spesso sono i più capaci a scegliere la via dell’emigrazione in un contesto che vede l’Italia figurare sfavorevolmente nei confronti di altri paesi nelle statistiche dell’occupazione dei laureati.

Guardando l’emigrazione italiana con un’ottica “berlinese”, è interessante osservare che la Germania è al primo posto tra le mete dei laureati italiani. Nel 2012 1.870 laureati del nostro paese hanno trasferito la propria residenza in Germania (2011: 1.169, fonte: Istat). Essi rappresentano tuttavia solo il 13% circa del totale dei laureati italiani emigrati nell’anno, malgrado un aumento rispetto all’11% dell’anno precedente. Tale dato è confrontabile con la percentuale del flusso di emigrazione verso la Germania che, sulla base dell’indicazione di dati incrociati, sarebbe aumentato considerevolmente dall’inizio della recente crisi economica, superando il 50% del totale degli emigrati italiani nel 2012, 58% .

È bene però ricordare che la statistica si riferisce a persone di età superiore ai 25 anni compiuti, senza quindi tenere conto dei laureati di età inferiore. Questi ultimi rappresentano probabilmente un numero considerevole – ma, probabilmente, anche più instabile e di difficile rilevazione perché legato sovente a periodi di soggiorno in Germania relativamente brevi come nel caso degli scambi nell’ambito del programma Erasmus.

Le cose viste dal versante delle statistiche tedesche si delineano con maggiore precisione. Ma anche qui si registrano contraddizioni da esaminare.

Sulla base dei dati di Destatis 529mila Italiani risiedevano alla fine del 2012 in Germania, di nuovo in aumento dopo un decennio di continua flessione. Tale dato è sensibilmente inferiore a quello dell’ AIRE. che riporta per la stessa data un numero di 652mila persone, quindi superiore del 25% circa. Secondo Destatis gli Italiani rappresentavano in Germania il 7,4% del totale di 7.213mila della popolazione di cittadinanza straniera contro l’8,5% alla fine dell’anno 2000, allorché gli Italiani residenti in Germania erano 619mila (totale degli stranieri: 7.296mila persone).

Nel prossimo intervento si cercherà di analizzare più da vicino il movimento migratorio degli Italiani verso la Germania.

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Il tema del nostro primo progetto: il mondo giovanile a Berlino

Siamo italiani residenti da diverso tempo a Berlino. Avendo a cuore il destino del nostro paese e della nostra gente abbiamo preso la decisione di aprire un nuovo blog dedicato esclusivamente agli italiani che abitano come noi nella capitale tedesca. Il nostro fine è quello di riuscire a formulare, insieme a quanti vorranno aiutarci anche con critiche e suggerimenti, ipotesi di intervento che possano permettere non solamente una migliore conoscenza delle vicende e della situazione della comunità italiana a Berlino, ma anche un miglioramento della sua condizione ove questo si riveli perseguibile e possibile.

Non siamo, all’inizio dell’attività del blog, nella posizione di potere delineare un programma dettagliato e completo per il futuro. Molto dipenderà da come nella pratica il nostro progetto evolverà e come noi stessi saremo in grado di attrarre attenzione e raggiungere risultati. Tuttavia abbiamo fissato un punto di inizio dal quale sviluppare i prossimi passi. Dovendo procedere a una prima selezione tra i tanti temi che attirano la nostra attenzione abbiamo deciso di concentrare inizialmente il nostro lavoro sulle problematiche che riguardano i giovani, ovvero coloro che avendo un’età compresa tra i 18 e i 28 anni sono alla ricerca di uno sbocco professionale immediato o a breve-medio termine dopo un processo di qualificazione. Le ragioni di questa nostra scelta sono molteplici e principalmente da ricercare nell’urgenza e nella gravità dei problemi che devono attualmente affrontare i giovani italiani nel momento in cui si affacciano al mondo del lavoro in una situazione italiana di diffusa disoccupazione e di basso livello della popolazione attiva.

La migrazione italiana verso l’estero in generale e verso in Berlino in particolare, espressione in buona parte delle difficoltà che l’Italia sta affrontando, ha subito di recente non solo un’impennata ma anche un cambiamento della sua composizione con un aumento sensibile delle persone giovani, ovvero di coloro che cercano una prospettiva di esistenza e di lavoro al di fuori del proprio paese di origine che si rivela oggi, e in modo ben maggiore che in passato, così avaro di opportunità. Il flusso verso Berlino dei giovani italiani, sovente provvisti di un’istruzione e di una cultura superiore alle schiere delle emigrazioni di data più lontana, è favorito dal carattere aperto e cosmopolita della città cui si accompagnano informalità e dinamismo. Dopo un lungo periodo di relativa stasi che è durata fino alla metà del decennio scorso, la crescita della popolazione italiana a Berlino ha subito una progressiva accelerazione segnando una vera e propria esplosione a partire dal 2010, ovvero dal momento dell’inizio della recente crisi economica come mostrato dal grafico accluso.

Tale accelerazione reca con sé una modificazione della struttura della popolazione italiana a Berlino poiché i  nuovi immigrati sono rappresentati principalmente da persone in età di lavoro o vicine ad essa, quali gli studenti. Pur non disponendo al momento di dati statistici che permettano direttamente di dare indicazioni precise sull’età dei nuovi immigrati italiani, possiamo osservare che le classi della popolazione italiana di Berlino di età tra i 18 e i 28 anni passano dal 17,3% sul totale nel 2007 al 21,3% nel 2013 (dal 13,0% al 18,6% per la sola popolazione maschile – il che è interessante anche perché è indice di una minore età relativa delle persone di sesso femminile). Considerando che si attribuisce a tale segmento un periodo medio di soggiorno inferiore alla media possiamo attenderci valori percentuali considerevolmente più alti se potessimo utilizzare i dati di flusso.

Grafico 1.0. La popolazione italiana a Berlino, serie storica

Osservatorio

Fonte: rielaborazione dati Ufficio statistico Berlino-Brandeburgo, 2014

La sezione del blog dedicata alle analisi statistiche contiene un inquadramento più dettagliato del tema relativo alla recente emigrazione italiana.

La nostra attenzione per il mondo giovanile, sotto il titolo “Giovani: studio e occupazione”, avrà quali punti focali la loro condizione generale di vita e le loro prospettive.  Ci interesseremo tra l’altro delle loro occupazioni professionali inclusi i rapporti contrattuali, degli studi integrativi intrapresi, delle strutture che li offrono, della situazione abitativa e delle coperture assicurative disponibili. Coglieremo questa occasione per rivisitare da un punto di vista pragmatico il sistema duale tedesco al fine di appoggiare le discussioni in corso sulle possibilità di una sua applicazione nell’ambito di sistemi scolastici e universitari  di altri paesi. Utilizzeremo per tali fini vari strumenti che non includeranno solo la ricerca a tavolino e sul campo ma anche l’intervista e il dibattito tra le parti interessate.

Il nostro fine ultimo non sarà solo quello di indagare e di portare a conoscenza aspetti importanti relativi ai temi che tratteremo fungendo da cassa di risonanza, ma anche quello di raccogliere proposte concrete per la soluzioni di problemi e di farne, nella misura del possibile, noi stessi portandole all’attenzione di controparti, inclusi partiti e autorità tra cui quelle del nostro paese di origine. Nel promettere tutto il nostro impegno speriamo – per non dire contiamo – sulla partecipazione al blog di quanti vorranno leggerlo e intervenire. Siamo fortemente convinti dell’importanza dei temi che abbiamo in programma di affrontare e del bisogno per gli italiani di incanalare le loro risorse alla soluzione concreta dei loro problemi in modo pratico, pragmatico e costruttivo, superando gli atteggiamenti scettici che troppo sovente frenano le loro iniziative.

La Redazione

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